giovedì 28 agosto 2014

RIVERBERA Festival, tre giorni a Rimini per scoprire e diventare parte di un progetto bellissimo.


Per oggi lascio un attimo da parte fornelli, cucine di ristoranti e aperitivi perchè vorrei segnalare un'iniziativa che a me sta molto a cuore e che comunque, trasversalmente ha a che fare con questo blog.
Un annetto fa circa, forse un po' di meno, ricevo una mail da una tale Francesca Leurini che commentava una mia recensione a questo locale molto entusiasta, e non nascondo che è proprio bello quando trovi persone affini, sulla tua stessa lunghezza d'onda,  che utilizzano i social network nella maniera in cui piace a me, ovvero come veicolo per diffondere iniziative e cose che ritengono belle.
A me perlomeno, il Web serve tantissimo in questo senso, mi tiene sul pezzo e al passo con le cose che mi piacciono, mi stimola

Francesca nella mail parlava di un gruppo di persone che si incontravano la domenica mattina per delle camminate fotografiche, armati di scarponcini da trekking e reflex alla scoperta dei borghi della Valmarecchia e di scenari meravigliosi. 
Persone accomunate dalla voglia di scoprire, di mettersi in gioco, e di condividere esperienze significative, il tutto sotto la guida di un eccellente fotografo non sconosciuto a noi riminesi, Simone Antonelli.
E mi invitava una domenica con loro, con un "vedrai che ti piacerà molto", cosa che a me fa sempre sorridere il cuore perchè presuppone che tu hai già capito chi hai davanti e fai qualcosa sapendo di renderlo felice. 

Simone Antonelli, 29 anni, aveva deciso di trasmettere la sua passione ad altri, e non da ultimo di riversare in questo progetto la sua voglia di viaggiare e scattare, fermamente convinto che nella semplicità delle cose che ci circondano sia possibile trovare tutto ciò che ci serve per stare bene.
Attorno a questo progetto si è formato un gruppo, ma che dico gruppo, una comunità di persone che ha saputo accogliere questa proposta e in un solo anno è diventato gigantesco.




Oggi il loro anno insieme si è concretizzato in un viaggio in Islanda poche settimane fa - e io bastarda schiava maledetta del sistema guardavo i loro report quotidiani dal pc- e da una mostra/festival dal nome RIVERBERA FESTIVAL che inaugurerà domani, Venerdì 29 Agosto alla Casa sull'Albero in Via Circonvallazione Occidentale 32 a Rimini.

Evento centrale del festival è la mostra collettiva di fotografie per fissare i volti, i paesaggi e le emozioni vissute in questi dodici mesi, e proporrà anche concerti, djset e workshop fotografici con camminate.
Qui il programma.





Insomma, un evento da non perdere se siete in zona, vi assicuro che in quegli scatti è racchiuso davvero molto. 
Questo blog è anche molto fotografia, ultimamente anche come lavoro vero e proprio, e quando nascono queste iniziative che alla base hanno valori come condivisione e gratuità e diventano sempre più grandi tirando in ballo tanti amici io sono sempre felice.

Tutte le foto sono di proprietà Camminate Fotografiche e io le ho rubate (:

martedì 26 agosto 2014

L'Aperitivo al Terminal Lounge by Charles Flamminio, il bartender Picasso dei cocktail


Succede così che in una delle mie invettive su Facebook in tema aperitivo volte a sensibilizzare l'opinione comune sul tema cibo -oramai mi sento investita di questo ruolo da quando mi arrivano 20 mail/messaggi al giorno per chiedermi dove andare a mangiare o fare aperitivo- Federica, mia compagna delle elementari mi scrive "Devi andare assolutamente a provare questo posto, fanno i cocktail con i fiori".
Avevo appena finito di insultare chi proponeva cocktail con gli orsetti gommosi che tanto vanno di moda a Rimini, e l'idea di cocktail con i fiori non è nelle mie corde, diciamo che mi suscita più sottobosco cimiteriale che stupore e meraviglia.

Ma le prometto di andarci, in fondo in foto sono carini, cool, e finirò per Instagrammarmici come tutti i pirla.

Così con il bocia domenica dopo essere stati a una conferenza prendiamo il motorino e ci avventuriamo a Miramare, sul lungomare che collega Rimini a Riccione e cerchiamo l'Hotel Terminal.
E questo è uno di quei post che vorrei scrivere da un po', o meglio, una riflessione.
Un sacco di hotel a Rimini ma immagino ovunque in Italia si stanno internazionalizzando e aprendo le loro sale da pranzo o bar interni agli esterni. Sempre meno persone -e mi viene da pensare che noi giovani andremo sempre verso di più questa soluzione- sceglie la pensione completa ma nemmeno la mezza pensione e le cucine sono costrette nel peggiore dei casi a chiudere. Forse quel tipo di viaggiare è adatto a famiglie con bambini, ma nemmeno più. Se si tratta di coppie giovani vogliamo esplorare, sentire sapori tipici da ristoranti e osterie che abbiamo pianificato ancor prima di partire.
Poi se siete esauriti come me potreste addirittura arrivare a scegliere mete turistiche per la cucina e i locali del posto.
Ma questa è un'altra storia.



Ho scoperto Charles Flamminio e la sua aurea di magia così, per puro caso, per poi scoprire che in realtà era sconosciuto solamente a me -ma si sa, sono stata assente da questi lidi per un bel pezzetto.
E' il bartender della riviera per eccellenza, e dopo aver militato al Grand Hotel di Rimini per dieci anni con Barman ora prepara i suoi meravigliosi e fantasiosi cocktail al Terminal Lounge, il bar sottostante all'Hotel Terminal. 
Con tutto il mio essere molesta e inopportuna gli ho chiesto di prepararci quello che desiderasse, che si sa, a certi artisti è meglio lasciare carta bianca, e un po' i tavoli a fianco con lo spritz e il mojito semplice mi intristivano. 
Vederlo preparare i cocktail dalla parte opposta del bancone è come immaginarsi di andare a fare spesa al colorificio con Picasso. 

E' circondato da piantine di aromi di ogni genere, dal basilico al rosmarino al sedano alla frutta, e si muove con agilità fra le milioni di bottiglie bottigliette boccettine di riduzioni che lui stesso ha preparato.
Sembra un alchimista quando aggiunge centellinando le gocce di hibiscus o spruzza gli aromi -rigorosamente naturali e floreali dentro al bicchiere, e la pozione magica prende forma.

E' umile, di quell'umiltà che si percepisce dal suo modo di essere, dall'aver studiato e aver cognizione di causa in quello che ti spiega senza porsi al di sopra degli altri, e anche dal non criticare nessuno dei suoi colleghi. 
Non l'ho sentito dire una sola parola storta sugli altri locali, fa il suo lavoro e sa di farlo bene.

I nostri cocktail erano pestati con base di vodka e aromi alla violetta e rosa, veramente eccezionali da prenderne un altro. Cosa che io ho fatto :)

La cosa stupenda è che Charles si può anche richiedere per delle serate, in un locale o in feste private, e il prezzo è veramente minimo, quasi ridicolo per la sua esperienza e bravura.
Se capitate al Terminal Lounge, consiglio spassionato, lasciate carta bianca.

Hotel Terminal,
Viale Regina Margherita 100, Rimini

sabato 23 agosto 2014

La Pousada Beijaflor a Milano Marittima: prenotare a San Valentino per la cena del 14 Agosto


Se c'è un giorno tragico durante l'anno è quello del mio compleanno. Credo di averlo già scritto in qualche altro post della svoglia verso qualsiasi cosa che mi prende quel giorno.
Mi piace ricevere auguri, certo, ma odio il tramtram di persone che vengono a farteli a casa, che ti chiamano, che smaniano solamente per dirti AUGURI. Ma dico io.
Fosse per me non lo festeggerei nemmeno, non vorrei regali per quell'occasione ma in tutti gli altri giorni dell'anno in cui -come a me capita spesso- esci, vedi qualcosa che piacerebbe tanto a quella persona, e lo prendi sapendo di farla felice.
Ad aggiungersi a questo, lavoro sempre una media di 15 ore al giorno sotto Ferragosto, e fare qualunque altra cosa mi è impossibile. Quest'anno però mio fratello -che ogni tanto qualche bella pensata ce l'ha- mi ha fatto la sorpresa di prenotare alla Pousada Beijaflor a Milano Marittima.
Erano anni che volevo provare questo ristorante brasileiro, non fosse altro che per mangiarci devi prenotare almeno tre mesi prima. Per non parlare di chi come me è nato la vigilia di Ferragosto, lì puoi proprio metterti l'anima in pace e prenotare per l'epifania.
Ero molto curiosa e ammetto un pochino prevenuta, non mi spiego il fenomeno di questi posti con così tanta richiesta, e dire che non è nemmeno piccolino.

La Pousada si trova in Viale Rismondo , pieno centro di Milano Marittima, capitale ormai in declino di vita mondana della riviera.
Appena entri vieni colpito subito dall'arredamento, stupendo e fittofitto di oggetti,  un buttasu di ciarpame in cui non sai come destreggiarti ma che comunque sia è scenografico e crea atmosfera.


La tavola è apparecchiata molto bene, con petali di rosa sparsi e piatti molto colorati e allegri, che invitano sicuramente al cibo e alla convivialità tipica delle popolazioni calde, per cui ogni piatto è da condividere dallo stesso piatto di portata appunto per questo motivo.
Un posto molto accogliente, complici anche tutte le candele accese ovunque, adatto sia alle serate in cui far baldoria con gli amici sia per una cena a due un po' più riservata, vi è infatti una zona di soli tavoli da due.

Ti siedi (un pò' strettino e limitato nei movimenti in effetti) e cominciano subito a portarti caipiroska al maracuja, vera regina della serata.
Questa caipiroska è meravigliosa, veramente buona e la cosa fantastica è che si beve solo quella durante la cena. Forse la Pousada ha anticipato la tendenza dell'estate che già con Bebe e Ivana avevamo anticipato e con cui si parlava due mesetti fa, pasteggiare con i cocktail.



Il menù è sia alla carte sia fisso, i menù costano o 28 o 33 euro, solo pesce o pesce e carne, e sono davvero abbondanti, consigliati se siete un gruppo di persone.
Tutto ricorda molto il tapear spagnolo, la religione delle tapas.
Tante cosine, tutte ricercate e particolari, curate nel dettaglio.
I gamberi sono l'ingrediente base di molte preparazioni, serviti da soli semplicemente grigliati o ad accompagnare cestini di pane in un'insalata.
Confesso di non essere questa esperta di cucina brasiliana galattica, ma sono rimasta molto sorpresa dall'equilibrio di certi piatti, dall'uso moderato delle spezie che sono un arricchimento ma non le avverti e soprattutto non mascherano i sapori.
Anche la carne è veramente buona, eccellente la picana con ananas.
I dolci sono tante monoporzioni curate e particolari, nel complesso molto buoni.
Il tutto è veramente soddisfacente, e con il fatto della caipiroska al maracuja illimitata è veramente la combo.

Credo però che sia molto sopravvalutato come ristorante, o meglio, che si sia creato un nome per questa storia delle prenotazioni di sei mesi anticipate ma sia sopravvalutato.
Unica nota di demerito il personale, veramente insofferente e ignorantello nei modi.
Siamo arrivati alle nove e ci è stato detto che alle 11 avremmo dovuto lasciare il tavolo perchè sarebbero arrivati i ballerini. Ora, io dico, sicuramente non avevi il planning della serata sotto mano quando ti ho prenotato sei mesi fa, ma avevi il mio numero di telefono.
Avresti potuto avvisare che ci sarebbe stato questo inconveniente e  che saremmo dovuti arrivare prima, o è chiedere troppo? Far alzare forzatamente dieci persone alle dieci e cinquanta dal tavolo e servirle frettolosamente e con un po' anche di arroganza non mi è sembrato proprio cortese.

Ciò detto, probabilmente ci tornerò, siamo stati bene, quando mi troverò ad annoiarmi uno di questi giorni chissà che non chiami per prenotare un tavolo... per la prossima estate ovviamente.

domenica 17 agosto 2014

Birgo Burger, the story of how to turn a family butcher shop into a successful business company




Birgoburger may seem to be a tongue-twister, an allitteration: while you immediately understand it has to do with a burger, you fail to come to grips with that “Birgo”. Actually, birgo was a butcher, to be fair, a living legend in San Vito, a lovely village close to the “North Rimini” A14 motorway exit.
One would say a temple needs its priest – fair enough, in this case Birgo was the priest.  
Let’s be honest from the very beginning: I don’t want this to be one of my well-known Pindaric flights. Birgo’s family butcher shop was passed on to his son Paolo and wife Patrizia, and is currently managed by his two grandsons, Federico e Filippo. I’ve known Federico for long, and whenever I think of him, marvellous and visionary ideas cross my mind. 


A young Midas in his business, he is capable of turning everything he touches into gold.
With a past as chief partier in the Romagna, many people envy his CV, an excellent one, indeed, despite his young age. He is certainly full-blooded, a chap who can feel the ground vibrate under his feet, as we say, even though in my imagination he reminds me of “Novecento” by Alessandro Baricco. The pianist on the ocean who dies old on his ship because the ship is his home from which he can envision worlds and connect ideas. 
He can perceive – as well as see – scents. There is a passage that literally stirs me up: 
You could think he was mad. It wasn’t so easy, though. When one is capable of describing to you the smell that permeates Bertham Street, in the summer, as soon as it has stopped raining, you can’t think he is a madman simply because he has never been in Bertham Street. He breathed that air in somebody’s eyes, in somebody else’s words. It could well be that he had never seen the world. Yet, the world had been passing through that place, his ship, on which he could spy on it.
He was able to steal its soul – in doing he was an absolute genius. He could listen, he could read. I’m not referring to books – everyone can do that – he could read people’s minds, especially the marks impressed on them : places, noises, smells, their land, their history. Everything was written on their surface. He read and, with infinite care, he catalogued, assembled and put in order. [Novecento, Alessandro Baricco]



Federico is crazy, no doubt about that. He’s a nocturnal animal and burns by day, the sight of the country before his eyes, an everlasting passion for the joys of life. 
One of those Kerouccheans who burn and shine in the sky. Birgoburger’s character could only be born out of his imagination.


Let’s now move on to the reasons why I fell in love with this idea. It’s all about a home delivery of hamburgers, made of genuine ingredients, all from the area we live in – I’m not joking. The bread of the hamburger comes from the local baker’s shop and it’s not remotely comparable to all other types of bread on the market.
But what really makes the difference is meat, the meat of animal bred in the countryside in the open air. A thought that can take you over and makes you want it immediately at home, as affectionate a gesture as when your mum gave you a little kiss to wish you a good night when you were a child. There are four types of hamburger and simple ingredients, that Bacon Burger organic barbecue sauce that literally drives one crazy – I confess I’d love to spread it on my face ! I’ve enjoyed this idea even before they launched their new project about picnic lunches – it was high time we had picnic lunches and connected people.
Federico owned a park opposite the butcher shop which is now abandoned. 


He’s recently taken the responsibility for looking after this park, and now he sells beef clod and beer as well. His heart told him to stay where he was born and grown up, redeveloping the area, bringing new people to that godforsaken place. He did it.
Enough with poetry, let’s focus on what else Birgoburger is about. 
His workers (25 at present, counting those working in the kitchen and carries) are really handsome guys: I have no idea where he can find such individuals. There must be a casting or maybe my hormones are a bit unbalanced. Yet, they’re really good-looking and beautiful inside. When they deliver your meal they always smile, dressed in their cool uniforms and red bow ties, while their hamburgers are made a brand of.


this picture and the next one are taken by their Facebook page while the others are mine
They’re genuine chaps, you can feel they’re happy to be part of this project as if they were inspired to religiously venerate their woking place.
I’d like to see many more projects like this one, made of people, heart, passion, not just money, projects that should be proud of themselves and shouldn’t envy Jamie Oliver (always present as a background idea and lifestyle, à mon avis), ideas capable of introducing a healthy product and a nice idea in people’s lives. Obviously, as it happens with victorious ideas, many people in the Rimini area are trying to copy it – let it go, folks, you’re ludicrous.

mercoledì 13 agosto 2014

"Voglio fare una Mirabilandia degli hamburger", Birgo Burger case history

Federico e Filippo Bordoni, ideatori e proprietari di Birgo Burger


Ci sono pochi ragazzi per cui l’ormone mi va totalmente in pappa come per i ragazzi di BirgoBurger.
Ad oggi sono 25, tutti sotto i 24 anni e sono dei fregni dell'anima #mepedofila

Non ho la più pallida idea di dove li vadano a pescare così fighi, se ci sia un casting per poter essere assunti o se sono io che effettivamente ho un qualche residuo adolescenziale.
Fatto sta che sono meravigliosi, ma belli intendo anche dentro. Ti arrivano a casa sempre sorridenti e felicioni con la loro divisa cool e il papilllon rosso, e gli hamburger nel sacchetto brandizzato. Tu sei li a casa che aspetti un hamburger come tua unica svolta esistenziale e ti si presenta uno di questi alla porta.
Sono ragazzi spontanei, li vedi che sono felici di fare parte di questo progetto, come una vocazione a non poter lavorare in nessun altro posto.







 foto rubata al loro profilo Facebook ora sul mio comodino

BirgoBurger può sembrare uno scioglilingua, un'alliterazione, capisci all'istante che si tratta di hamburger ma non capisci Birgo.
Birgo era un macellaio, anzi, il macellaio storico di San Vito, il paesino che si trova subito all'uscita Rimini Nord dell'A14. 
Ogni tempio sacro ha il suo sacerdote direbbe qualcuno, e il sacerdote della carne era Birgo.

Senza infognarmi in uno di quei voli pindarici in cui ogni volta cado, diciamo che la macelleria di famiglia di Birgo è stata passata poi al figlio Paolo Bordoni e dalla moglie Patrizia e ora ai nipoti Federico e Filippo.



Conosco Federico da un bel po' di tempo, e quando penso a lui la mia mente si affastella di immagini meravigliose e visionarie. 
E' un Re Mida in campo lavorativo, thatistosay che ogni cosa che la sua testolina tocca viene convertita in oro. Viene dal mondo delle feste romagnole Federico e dall'organizzazione degli eventi, e per avere solamente 23 anni ha già un curriculum piuttosto invidiabile. 
E' un tipo sanguigno e che sente vibrare la terra sotto ai piedi, nonostante nel mio immaginario lui è Novecento di Baricco. 
Il pianista sull'oceano che resta fino alla fine dei suoi giorni sulla nave perchè la nave è il suo mondo e dalla nave lui immagina e crea mondi, connette cose. Vede e sente profumi. C'è un passo che mi fa impazzire:

Potevi pensare che era matto. Ma non era così semplice. Quando uno ti racconta con assoluta esattezza che odore c'è in Bertham Street, d'estate, quando ha appena smesso di piovere, non puoi pensare che è matto per la sola stupida ragione che in Bertham Street, lui, non c'è mai stato. Negli occhi di qualcuno, nelle parole di qualcuno, lui, quell'aria, l'aveva respirata davvero. Il mondo, magari, non l'aveva visto mai. Ma erano ventisette anni che il mondo passava su quella nave : ed erano ventisette anni che lui, su quella nave, lo spiava. E gli rubava l'anima.
In questo era un genio, niente da dire. Sapeva ascoltare. E sapeva leggere. Non i libri, quelli son buoni tutti, sapeva leggere la gente. I segni che la gente si porta addosso : posti, rumori, odori, la loro terra, la loro storia ... Tutta scritta, addosso. Lui leggeva, e con cura infinita,catalogava, sistemava, ordinava.

[Novecento, Alessandro Baricco]




Federico è matto, totale. Vive di notte e brucia di giorno, ha la campagna negli occhi ed è un totale matto di vita. Di quelli Kerouacchiani che bruciano e li vedi brillare nel cielo.
Solo dalla sua mente poteva nascere BirgoBurger

Ma passiamo al dunque e ai motivi che mi hanno fatto innamorare tanto di questa idea.


Si tratta di una consegna a domicilio di hamburger in cui ogni ingrediente è genuino e a km0, maperdavvero. Il pane è il pane del fornaio e lo senti, non è lontanamente comparabile con tutti quelli in commercio. 

Ma la carne è quello che fa realmente la differenza, proveniente da animali allevati in campagna e all'aria aperta. Un pensiero che ti conquista e senti subito di volere a casa tua, affettuoso come il bacino della buonanotte della mamma.
Quattro tipi di hamburger e ingredienti semplici, e quella salsa barbecue biologica del Bacon Burger da fare andar giù di testa, io me la spalmerei in faccia.



Ho amato sin da subito questo progetto ancora prima che lanciassero il pic-nic.
E' tempo di pic nic e di connettere persone. Federico aveva un parco davanti alla macelleria abbandonato a se stesso e si è fatto carico di tenerlo a posto e curarlo e ora la macelleria offre anche le copertine e la birra. Il cuore gli diceva di restare lì dove era cresciuto e riqualificare la zona, portare gente in quel paesino dimenticatodadio.


E ci è riuscito. 

Io vorrei più progetti come BirgoBurger, fatti di gente animata dalla passione e dal cuore , progetti che niente hanno da invidiare a Jamie Oliver (secondo me molto presente come idea di sfondo e di lifestyle) e che realmente portano nella vita delle persone un prodotto sano e un'idea di fondo bella.


Ovviamente come ogni idea vincente ora è super inflazionata nel riminese ma, #nocompetitors


Birgo Burger
Via Pareto 7
San Vito (RN)


martedì 29 luglio 2014

Lasciate il lungomare di Rimini e spingetevi in collina. il Pomod'Oro.


Càpita praticamente MAI che faccia scegliere a un uomo dove andare a mangiare, che si sa, quelli si accontentano di troppo poco per fidarsi del loro gusto.
Questo è stato uno dei rarissimi casi in cui abbia deciso di lasciarmi andare, ma occorrerebbe precisare che si trattava della serata della Notte Rosa, che per un riminese significa principalmente casino, code, locali pieni, e un'ondata della peggior feccia tamarra in giro per la propria bella città.
Definitely, the place NOT to be.

L'alternativa a tutto questo pertanto è fuggire sui colli riminesi e aspettare la mezzanotte per vedere i fuochi -rosa ovviamente- da lassù, una posizione privilegiata per vedere tutta la costa prendere fuoco :)

Quella sera ero in totale panico, uscita da lavoro tardissimo e avevo promesso ai miei amichetti di Francesco Renga (che continua a chiedermi questa torta e non so come liberarmene) che sarei andati a salutarli a Riccione. Il piano perfetto per farsi saltare i nervi, insomma.
Se tutto questo combacia con il primo appuntamento con IL nuovo scemo, non è proprio promettente.

Lascio quindi decidere a lui che se ne esce con un "Andiamo al Pomod'Oro che è bello".
Mi coglie un tantino di sprovvista della serie com'èchetusaidiquestopostoeiono e decido di assecondarlo curiosa di capire cosa sia il bello e quali siano i suoi parametri, una bella prova del nove al primo appuntamento, cose che potremmo non rivederci più se scazzi.
Continuo a guidare su per i colli sopra Covignano (il colle sopra Rimini) dove si trovano tutte le piadinerie tipo il Bar Ilde, Le Fontanelle e quei posti really riminese.

E invece rimango sorpresa.
Rimango sorpresa perchè non solo il posto è proprio carino e sembra una Mirabilandia dedicata al pomodoro, ma è proprio studiato nell'arredamento, nel menù, in tutto.
Ha una linea guida, diciamo così.
Ma andiamo per ordine..
Arrivi e non capisci se sei a Las Vegas o a Italia in Miniatura, tanto tutto è riprodotto come se fosse un piccolo quartiere. La grande scalinata centrale tutta illuminata ti porta direttamente nel ristorante, e cominci a contare le persone, a cercare di definire i luoghi.
How many fucking people can there be :)







In effetti il locale è immenso, con mille spazi fra interno e esterno -alcuni fuori proprio suggestivi, sotto agli alberi o apparecchiati sopra le vecchie botti di vino.
L'arredamento è quello stile Eataly e contemporaneo con le mensole con sopra milioni di barattoli di conserve, sottoli, sottaceti, pasta. Tutto ovviamente meraviglioso nel suo trasmettere genuinità, io avrei comprato più o meno tutto.




Il menù come dicevo, segue la linea del pomodoro-come-ingrediente-fondamentale.
Ed è super invitante perchè propone ricette classiche o un minimo rivisitate.
Le nostre pappe ad esempio, invece di essere fatte con il pane raffermo avevano i battutini, i classici avanzi di sfoglia romagnoli tagliati a quadrettini. Fantastica.
Ovviamente nel menù vi sono anche piadine, taglieri, e la pizza.
Ecco, nota di merito per la pizza che mi sono pentita di non aver preso e che mi sono ripromessa di riprovare, l'aspetto di quelle che portavano ai tavoli di fianco era superbe.



La cosa romantica è che ricorderò l'inizio di questa relationship con l'immagine di due pappe al pomodoro su una tovaglietta a quadrettini. 
Tipo Lilli e il Vagabondo. 
Tipo che non può che durare se ha queste premesse.

E niente, tirando le somme di quest'ennesimo post-inutilità:

1) Se siete in vacanza a Rimini abbandonate quel lungomare desolante con le insegne in russo dove trovi scritto пицца instead of PIZZA e ti chiedi se per caso sei a San Pietroburgo o in Romagna e spingetevi in collina al Pomod'Oro, che peraltro quella parte di collina riminese è meravigliosa.
2) Nuntio vobis magnum gaudium: Habemus novo scemo. Non so quanto durerà con tutte 'sti ristoranti, foto, foto al cibo, e tieniquellocosì e nonsorridere, cose così insomma.

Pomod'Oro
Via della Torretta 4, Rimini
www.pomodororimini.com

venerdì 4 luglio 2014

Top Ten aperitivi della riviera romagnola, atto secondo

Vi ho lasciato una settimana di tempo per provare tutti i cinque gli aperitivi della puntata precedente, e, come sempre, rimango sorpresa dalla "risposta" che questo stupido blog ha.

E' stata una settimana piena di Whatsappate con selfie al Marè piuttosto che al Caffè delle Rose, e mi fa piacere enormemente che decidiate di prendere la macchina e avventurarvi fino a Cesenatico sulla base di un mio consiglio perchè è indice di fiducia. 
Per cui, grazie infinite ancora.
Questa volta lasciamo il mare e passiamo a posti un po' più dell'entroterra, quelli che io preferisco perchè riesci a trovare in piena estate la gente del posto, sentire l'accento romagnolo nell'aria.
La inner-romagna, diciamo così.  Uno a parte che è a Cervia.
Ho deciso di raggruppare le foto che con tanto amore ho fatto perchè alcuni leggendo dal cellulare lamentavano la lentezza della pagina.

6. Il lungocanale di Cervia, la nuova Mi.Ma 






E' un dato di fatto assodato oramai che Milano Marittima -per il fighettume MI.MA- sia ormai morta e decrepita. Che sì, ci sia un po' di viavai nel weekend ma che non goda più di quell'aureo splendore di una decina di anni fa e di quando io ero piccola. 
Lo si sente, lo si dice. 
La nuova voce però, il nuovo rumour è che sia stata soppiantata da Cervia.

Cervia sarebbe la nuova Milano Marittima, e dopo l'ultima visita mi sentirei di confermarlo. 
In primis perchè non mi è mai piaciuta Mi.Ma., e in secondo luogo perchè Cervia è proprio pittoresca.
Avrei voluto parlare di un posto in particolare, -io e la mitica Marina de La Tarte Maison ci siamo fermate al Portò che ci è piaciuto molto- ma è vero che lungo tutta via Nazario Sauro, che è poi la via che costeggia il canale, si susseguono una serie di locali un più bello dell'altro.
Ma proprio stupendi. Da quello shabby al ristorantino a quell'altro che sembra una giungla da quante cose ci sono dentro a quello più fighetto. 
E, vigile e imponente, dall'altra riva del canale domina il paesaggio l'ex magazzino del sale, stupendo e post-industriale che sembra un film.
Notavamo con Marina che una passeggiata lungo il canale da quel feeling come di essere in vacanza in mille posti contemporaneamente, un po' in Provenza con il canale di fianco, un po' in Andalusia con la gente seduta e arroccata su muretti con una birra o un cocktail in mano, un po' in Francia. 
Mi sono innamorata, e dovreste farlo anche voi.

7. Il Re-Pub, il locale che mancava a Santarcangelo



Il Repub nasce lo scorso anno dall'idea imprenditoriale di quattro ragazzi sotto i venticinque anni, e da un'intuizione molto semplice: a Santarcangelo manca un pub, inteso come luogo di socializzazione e aggregazione di persone che si ritrovano attorno a un tavolo e chiaccherano fra loro.
In effetti, Santarcangelo è un vero gioiellino e un concentrato di locali stupendi e particolari, e ti chiedi perchè a Rimini fai fatica a trovarne uno e qui potrei elencarne almeno cinque. 
Si tratta però di locali piccolini, con una quarantina di posti al massimo, tavolini piccoli e tendenzialmente i gruppi superiori a dieci non trovano posto. 

Il Repub è riuscito a creare (durante l'inverno al chiuso e in estate con l'apertura del Chiringuito fuori) un ambiente grande e in cui potersi rilassare e fare chiacchere sorseggiando uno dei meravigliosi cocktail che il menù propone. 
Adoro fondamentalmente due cose del RePub, oltre alla genialità dell'idea di base in sè:
1) che è un ambiente giovane e genuino, lontano da quella fighetteria patinata che impera a Santarcangelo. Un locale in cui ti senti libero di andare anche tornato dalla spiaggia con le infradito e il copricostume, in cui sai che troverai sempre qualcuno come te.
2) La musica rock. finalmente un locale con del sano rock'n'roll come sottofondo all'aperitivo.
Nota di merito per la musica dal vivo, che ha effettivamente una bella programmazione per l'estate.
I cocktail sono veramente fenomenali e il cibo che vi portano come accompagnamento rientra perfettamente nella categoria Apericena.

8. Il Chiosco dei Giardini Savelli, Cesena






La stessa constatazione che mi sorge per Santarcangelo vale anche per Cesena, ovvero sul come sia possibile che in certe piccole cittadine ci sia una concentrazione così alta di locali che consiglieresti, e in altre stenti a trovarne uno. Cesena è una di quelle città in cui ovunque tu vada, vai a colpo sicuro.
Nella scorsa puntata avevo parlato dell'AcquaDolce, questa volta invece è il turno del Chiosco dei Giardini Savelli. 
Mi ci ha portato Filo dopo che gli avevo parlato di questo tentativo di sum-up degli aperitivi in riviera e nei dintorni, e, da buon cesenate me ne ha proposti due.
Il Chiosco si trova in un luogo magico, protetto dalle mura malatestiane e totalmente immerso nel verde. E' un punto di ritrovo per tutti i cesenati scialli che vogliono ritrovarsi e dopo il lavoro e aspettare il calar del sole per l'ora dell'aperitivo (anche se il Chiosco è anche un bar aperto per le colazioni).
Non troppo funzionali le barchettine di bambù che ti danno per servirsi al buffet, che ti costringono ad alzarti quelle duecento volte almeno io che sono sfonda. 
Rimane l'atmosfera meravigliosa e quella sensazione di essere a Bologna, in quei chioschi che ti tanto in tanto spuntano fra i polmoni verdi della città. E' anche uno di quegli aperitivi che mi ha fatto pensare al fatto che se hai bambini questo  è il posto adatto. Il parchetto adiacente con i giochi, le altalene e le giostre vi faranno smollare lì i marmocchi e dimenticare di averli :)

9. Lo spazio che non ti aspetti a Santarcangelo di Romagna, il Teatro I Condomini




Avevo già citato il Teatro i Condomini in quella squaqquerata epica in cui mi chiedevo cosa facesse funzionare un locale oggi, quale fosse quel quid che teneva in piedi certe realtà facendole lavorare tantissimo e chiudere invece delle altre. 
Non ho ancora una risposta, se vi può consolare.
Però ho una lista di cose che vedo e che noto e che mi rendono felice quando entro in certi posti, il cui denominatore comune è la voglia di fare. Che è riscontrabile in tutto, dal titolare che ti espone entusiasta le sue proposte e perde un quarto d'ora buono a spiegarti la differenza fra un piccolo produttore e un altro, alla ricercatezza degli articoli che puoi acquistare dentro -perchè ora, quale locale non possiede al suo interno una bottega in cui puoi comprare qualcosa di alimentare o non?- ai centrotavola.
Sì perchè ai Condomini i centrotavola sono rose dentro a peperoni incavati, prodotti da quel negozio meraviglioso che è il Ciocomarro di Cesena. 
Ai Condomini si va per un calice di buon vino nonostante anche gli aperitivi siano ottimi. 

Qui purtroppo ho ritratto solamente dei miseri Spritz -ogni tanto/sempre mi piace far la plebea poco ricercata :) che ho sorseggiato con Ivana il giorno che è venuta a trovarmi da Bologna e ci siamo innamorate dei Condomini. 
Stesso discorso che avevo fatto per il Marè, come molti locali anche i Condomini non porta nulla con l'aperitivo, scelta che approvo se il compromesso deve essere sempre e comunque quello di rifilare prodotti surgelati da cuocere. Puoi invece ordinare un taglierino di salumi (come la mariola, il cacciatorino e il patanegra) e formaggi locali o francesi, che vanno a peso, di qualità veramente eccellente e nemmeno troppo costosi. 
Ti vengono portati su un taglierino di legno con attaccato lo scontrino adesivo, proprio come quando vai dal salumiere. Super-approved, il bancone con gli sgabelli fuori poi è veramente troppo newyorkese.

10. Il Retrogusto a Savignano, da cui hanno attinto un po' tutti i locali





artiamo da un assunto base: il Retrogusto è un signor locale.
Lo è d'estate e ancora di più d'inverno, e soprattutto lo è da tanto tantissimo tempo.
Ha anticipato nello stile e nell'arredamento la maggior parte dei locali che ci sono oggi, quelli del ri-uso, quelli del "consumato è più bello", quelli delle cassette di legno che ora impazzano -ma qui ci sono già da tanti anni- quelli un po' shabby che tanto ci piacciono.
E' indubbiamente meraviglioso e dal Retrogusto hanno preso la mossa poi locali molto famosi nella zona, diciamo che è stato il trend-setter romagnolo per molti versi.
La piazzetta fuori è raccolta, circondata da siepi e casette colorate e mi ricorda molto quelle piazzette nascoste di Siviglia, di quelle che giri l'angolo e ti colgono in contropiede. 
Quelle che amerai per sempre perchè sono la sorpresa. A volte è così semplice sentirsi in vacanza anche a 10km da casa.
Sarebbe poco però se si esaurisse qui, mentre invece a noi è l'aperitivo che interessa.
La proprietaria è il numero uno sia nel consigliarvi cocktail sia nel prepararli, veramente una persona di cui potersi fidare, oltre a possedere una bella energia e essere fortemente empatica -preciso che non ci conosciamo non so nemmeno il suo nome. 
Il buffet è curato e comprende paste fredde, cous cous e quiches di verdure salate.
I cocktail sono eccellenti, noi avevamo preso un analcolico alla frutta e un rivisitato Scum Driver con Vodka, succo d'arancia e frutti rossi. Super consigliato anche nelle sere d'inverno ancheseoranoncivogliamopensare, con tutte le candele accese e le lucine che rendono l'interno un posto bello nel mondo.


martedì 24 giugno 2014

Top Ten aperitivi della riviera romagnola, atto primo


Questo post ha creato più aspettativa dei mondiali, e confesso che comesempre l'ho tirata per le lunghe perchè non mi rimedio . E' anche vero che fra le milioni di proposte che la riviera romagnola offre è difficile scegliere dieci aperitivi. Il rito sociale che subito richiama estate, spensieratezza, aria che profuma di gelsomino o salsedine è affar tosto.
Le formule in cui declinare l'aperitivo sono tante quante i locali, ognuno ha la sua e sceglie su che cosa puntare. Va da sè che è praticamente impossibile catalogarli come fossero hashtag della serie #aperitivofighetto #aperitivochic o #aperitivobambinofriendly.
Perchè questa categoria del bambino friendly per dire, non l'avevo considerata e mi sono ritrovata a pensarci dopo i due aperitivi con Filippo e Diletta, che però vedrete nel prossimo post.

Ho provato ad associarli per categorie, ma dicevo, senza esito, motivo per cui vi proporrò i dieci aperitivi che, a mio avviso, sono i migliori o comunque i miei preferiti.
In due puntate comode e da leggere sotto l'ombrellone dal vostro Iphone, o da tenere li' quando vi assale il dubbio madoveminchiavadoafarel'aperitivo. 
Sempre e solo problemi di fondamentale importanza fra queste pagine.

Da buona foodblogger e specializzata del settore il mio sogno sarebbe quello di vedere sempre aperitivi super-curati, e per curati intendo sia un cocktail buono e ben presentato, sia un'offerta gastronomica che presenti una proposta originale o comunque soddisfacente. Personalmente non sono una fanatica dei buffet con sopra laqualunque, meglio un piattino con poche cose ma che abbia dell'inventiva.
Anche se i buffet sono sempre belli da vedere e cavalcano il desiderio delle persone di socializzare, che è infondo il senso ultimo dell'aperitivo. 
Per curato non intendo sushi o cose dispendiose, a volte anche una semplice tartina diventa meravigliosa con solo l'utilizzo di una sac-a-poche.
Non mi dilungo oltre, via ai miei dieci aperitivi preferiti, non i soliti posti da riminesi tipo Barrumba, Capogiro e cantinette che percarità, bellissimi ma non è il mio genere. 
Troppo affollati e troppo caotici.

Cinque oggi e cinque...boh, mai più conoscendomi la prossima settimana, così avete il tempo per provare questi.

1. Marè, Cesenatico




Questo forse è il mio preferito di tutta la guida. 
Si trova a Cesenatico, al molo di Levante, in quella zona che è un ambiente ibrido fra porto di mare, casine meravigliose dei pescatori, tempo che si è fermato agli anni sessanta e, pochi metri più in là, il nuovo Grand Hotel e gelaterie ricercate come Cioccolaterie Italiane, dal design studiato e da grande città. 
Il Marè è ristorante, cucina, bottega e anche spiaggia. Mi sorge il dubbio se faccia anche colazioni. Amo il Marè perchè la location è meravigliosa e il clima che si respira è quello di un posto tranquillo dove il tempo si ferma, dove puoi imbambolarti a guardare i gabbiani che volano e fantasticare sulle vite dei pescatori. 
Passando all'aperitivo la carta è carina e le proposte originali, anche se la formula è decisamente chic quindi niente buffet. Con il cocktail vi porteranno un panino moltobuono con i semini e la combo salmone e mascarpone. 
C'è però, e secondo me è una proposta molto intelligente, una speciale carta tapas da accompagnare agli aperitivi, che ha prezzi dagli 1 ai 3 euro e comprende cibi molto elaborati, come ad esempio baccalà mantecato, Club Sandwich ai gamberi avocado e lattuga, ostriche o Wagyu Burger.
Con sei euro in più potrete quindi avere oltre al cocktail anche qualcosa da accompagnare decisamente buono e estivo. Approved!
Ah, al Marè la poesia si spreca con quei tramonti meravigliosi.

2. Sunset Bar, Darsena di Rimini-San Giuliano






Mi sono trovata con Dani una sera a fare aperitivo alla darsena per puro caso, per poi tornarci tre volte in una settimana. 
In assoluto la location più bella di Rimini per quello che riguarda gli aperitivi in spiaggia, e vi sfido a trovarne una migliore.
Il tramonto e le chiacchere che restano nel cuore, il bar da dove non vorresti mai andare via per passare dal tramonto alla notte all'alba e osservare come cambiano le stagioni del mare (oggi la poesia  di bassa lega si spreca :)
Non potevo non inserire il Sunset Bar per la location e perchè amo la loro programmazione concerti in riva al mare, e perchè obiettivamente è un gran bel posto. Non posso però dire che l'aperitivo sia curato e che tornerei per quello. Anzi, è piuttosto trascurato e tirato via come offerta culinaria, un vero peccato. 
I cocktail buoni e il prezzo onesto per la posizione in cui si trova. 
Da evitare la domenica sera in cui magicamente diventa troppo troppo affollato e caotico, mentre per un infrasettimanale tranquillo è la pausa rigenerante da cui tornare a casa felici e ubriachi contenti.

3. Caffè delle Rose, un classico chic di Marina Centro





Devo confessare di essere sempre stata molto prevenuta rispetto al Caffè delle Rose, e ammetto di esserci andata per puro caso, una domenica con Marta di ritorno da Dubai come siamo globetrotter.  
Amo particolarmente la zona in cui si trova, Marina Centro ha sempre un'allure di fascino -sicuramente data molto dalla presenza del Grand Hotel- che non lascia indifferenti.
Quanto al locale, sin da quando ero piccola ha avuto una gestione travagliata fatta di cambi e chiusure, per poi riaprire due anni fa anche come pasticceria e devo dire che il nuovo è soprendente. 

L'atmosfera nella parte fuori è quella di un vivaio gigante, con tantissime piante fra cui limoni imponenti e tanto verde, decisamente inusuale per essere al mare. 
Il clima, contrariamente a quanto pensassi molto molto rilassato e non troppo formale, e l'aperitivo perfetto, tanto da spingerci a prenderne un altro giro comesenonlofacessimai e trascinarci poi in stazione nella peggiore delle condizioni auspicabile.
I cocktail ( nella foto un Daiquiri, due Martini Royale e un alcolico alla frutta) decisamente eccellenti, ma quello che più mi ha fatto commuovere è stato ciò che ci hanno servito. 
Chiaramente alle spalle vi è un laboratorio e manine esperte che preparano tutto questo, ma realmente non credevo fosse possibile trovare a Rimini -che tendenzialmente punta all'aperitivo di massa e tirato via- trovare tutto questo. Dalle monoporzioni di club sandwich ai tramezzini particolari, alla pizza al formaggio marchigiano, alle tartine con spuma di mortadella e salsa tartufata, fino alle uova tonnate.
Insomma, un aperitivo fatto con la grazia, non scontato.
La riflessione seguente è stata che realmente non ci vuole tanto a preparare queste cosine meravigliose, mi chiedo come mai troviamo sempre invece prodotti decongelati o avanzi della mattina, panini tagliati evidentemente rimanenze e addirittura pezzettini di paste alla crema della mattina.
Sì, è capitato anche questo durante questo tour. Disagio atomico.
Voto 10+ al nuovo Caffè delle Rose, continuate così.

4. Le Milton Beach, Rimini





Sono stata a Le Milton Beach domenica, in occasione della serata Perlage à la Plage.
Già il nome tutto un programma, anche se questo è stato un vero fuoriprogramma della nostra non programmata giornata ad Almèni. 
E' nato per caso e me ne sono innamorata. 
Se dovessi classificare per hashtag questo posto non saprei da dove partire. Circo, sicuramente. 
Ma anche #radicalchic #gay #naif #hipster #trans #carnival #redcarpet #riodejaneiro e chi più ne ha più ne metta. 
La fauna umana che puoi incontrare a Le Milton Beach ti proietta fuori dal tempo, ti spedisce in una dimensione parallela. Amo e allo stesso tempo mi fa specie l'arredamento, che spazia dal kitsch spinto delle statue greche dipinte di blu ai leoni all'ingresso agli elefanti portacandela alle Madonne stampate su cerini rossi cimiteriali, passando per turchesi e coralli meravigliosi. 
Ci si potrebbe spendere una giornata ad analizzare l'arredamento senza comunque trovare un aggettivo appropriato, è assolutamente un nonluogo camaleontico. 
Voto assoluto ai cocktail, per noi un Pestato a base di Lambrusco e Rhum bianco con lavanda e lime. Non ha ancora un nome, ahimè, ma è di certo quanto di più forte abbia mai provato. Non te ne accorgi e sei catapultato nell'iperuranio dodecafonico, cose da improvvisare dervisci rotanti in spiaggia. 
Assolutamente da provare.

5. Acquadolce, Cesena 








Questo locale esula dagli altri perchè non è al mare, ma in città. 
Ho deciso di accorparlo a questi perchè in un certo senso sempre di acqua si tratta, essendo proprio lungo il fiume Savio e a ridosso del Ponte Vecchio. Un aperitivo in un angolo di parco-paradiso ritagliato a ridosso di un ponte che al tramonto si illumina.
L'Acquadolce è proprio un bel locale, a partire dalla posizione un po' defilata e per me sempre emozionante, essendo sulla strada per il Vidia, e in uno spazio che capisci solo alla fine si tratti di un bar, somigliando molto anche a una stazione di benzina (sì ok, mi faccio molti viaggi).
*rettifica: mi dicono che tempo fa era realmente una stazione di rifornimento benzina #figatapazzesca 
Si schiude lentamente il paesaggio davanti ai tuoi occhi e non ti senti a Cesena ma in tutti i posti del mondo. 
L'Aperitivo mi piace molto, è curato dal menù a ciò che ti portano nelle deliziose cassettine di legno, e c'è di bello che attorno ai normali tavoli vi sono altalene su cui sedersi, poltrone e i romanticissimi tavolini a lume di candela lungofiume. E soprattutto, è children-friendly, che significa che potete tranquillamente portarvi dietro i bambini, ci sono giochi e tanto verde.
Super consigliato anche per le colazioni, con tutte le proposte vegan-friendly e una selezione di torte super assortita.



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