mercoledì 9 aprile 2014

La Guinness Chocolate Cake che mi renderà famosa e questa primavera di canzoni popolari irlandesi.


"Aveva un progetto ambizioso, i primi di dicembre..."

Poi, come molti scommettevano, io per prima, non l'ho portato a termine.
E se ci penso sorrido, perchè il motivo per cui non l'ho finito sarebbe molto bello e tragico se fosse "non avevo entusiasmo" o piuttosto "non avevo idee". Nono, io le avevo eccome, ma quando si è fatto il 18 ho pensato nella mia testina "E' il 18 e ancora non ho fatto un regalo di Natale, cazzo".
E così, da una routine che era sveglia alle sei/laboratorio/finisci alle tre e arriva a casa a scrivere, ho iniziato a girare e cercare regali, e mi è passato tutto in secondo piano, con un sorriso.
Vi cadono un po' le palle eh?




Però. C'è un però, ed è che questi 18 giorni di biscotti a Natale mi hanno dato una carica e una soddisfazione incredibili. Mi arrivavano continuamente foto di persone/amici/sconosciuti che si cimentavano nelle preparazioni più disparate, credevano consigli. Amici che non avrei mai immaginato leggessero.
Altri che non pensavo si fidassero a tal punto delle mie scelleratezze culinarie.
Ed è stato meraviglioso ricevere foto, alcune di biscotti inzuppati, altre di sontuosi the preparati nei pomeriggi prenatalizi, altri in sacchettini incartati e decorati da regalare agli amici.
E' stato come entrare nelle case di ognuno, sentirsi familiare. 
Non è quello il senso del Natale infondo?







Ci sono stati poi mesi difficilini alla ricerca di un lavoro, e fondamentalmente, poca voglia di stare dietro al blog, a cui bisogna aggiungere che questo post di ritorno che sarà molto più banale di come lo avevo immaginato, mi dava una certa ansia da prestazione.

Gli occhi -quelli per guardare le trame del mondo e la voglia di scoprire però- mai chiusi.

I locali in cui sono stata a mangiare e ho osservato, con la calma attenta di chi ama contemplare le vite e le scelte degli altri nell'attesa di dare un giorno forma al proprio, di sogno, tanti.
E le ricette nuove sperimentate, tantissime. 
A cui va ad aggiungersi un tirocinio che sto facendo in una pasticceria del mio paese che mi è sempre piaciuta un casino ma da cui non avevo il coraggio di andare a bussare. 
E le persone incontrate, oh, sono state tantissime. 




Da Sara che è arrivata da me per il Sigep, si è fermata due giorni e ha portato con sè una ventata di positività e di stimoli pazzeschi. Ho pianto quando l'ho riaccompagnata al binario sapendo che non l'avrei vista per un po'. Vivere il Sigep (che per chi non lo sapesse è la fiera della pasticceria) con lei è stato il più grande regalo di inizio anno. 
Venivo da un periodo di crisetta lavorativa che mi faceva sentire un po' sprecata verso quello che stavo facendo, e non mi vergogno ad ammetterlo. 
O meglio, non sprecata, ma comunque una delle mie ansie maggiori esistenziali è quella di non lasciare mai indietro nulla. Ci sono troppe cose che mi piacciono e dover prendere una sola strada è un qualcosa che ancora non so gestire.
Le chiacchere con Sara, che vede la pasticceria come uno studio, un'arte, un qualcosa in continua evoluzione e non un lavoro da catena di montaggio mi hanno scosso tantissimo e fatto affrontare tutto in un modo che non avrei mai sperato. 
Non le sarò mai abbastanza grata.
Senza contare che se ne è arrivata da Londra con un pacco di Jules Destrooper solo per me. Aveva letto questo post e, trovandosi a Londra è andata a prendermeli.
Da dove parte un pensiero così dolce e pieno di affetto? 

A Ivana e Silvia che mi chiedono sempre quando ricominci a scrivere perchè sanno che ho bisogno anche di questo per stare sveglia, e a tutti quelli che mi hanno chiesto quando tornassi perchè queste quatrro fregnacce gli mancavano. 
A Bebe con il suo blog che ogni giorno è per me fonte di ispirazione gigantesca, e mi fa quell'effetto che doveva fare lo gnomo del film di Amelie con le sue cartoline dal mondo: Explore, Dream, Discover, per dirla alla Mark Twain.




A Elisa, che mi ha indicato una possibile via senza timori e mostrandosi per quello che era, vedendo me nella stessa condizione e mi ha detto "Non ti preoccupare, la facciamo insieme". 
Alla Maddy. 
Alla Lu.
Ce ne sarebbero diecimila di motivazioni da dare.
Ma soprattutto a R., che ogni giorno mi sprona a chiedere sempre il massimo alla vita e a non accontentarmi di un semplice sopravvivere, tramite un messaggio, un pensiero, un qualsiasi cosa. 
Questa torta alla Guinness e questa primavera che profuma di canzoni popolari irlandesi è tutta per te.

Guinness Chocolate Cake



E' diventata un must di molte occasioni oramai, la mia fonte di ispirazione primordiale è stata, come spesso accade, Sigrid.

Ingredienti:

400ml Guinness
350d zucchero di canna demerara
225g farina per dolci
225g burro morbido
4 uova
100g di cacao amaro in polvere
2 cucchiaini di bicarbonato
mezzo cucchiaino di lievito per dolci

per il cream cheese:
400g di formaggio spalmabile tipo Philadelphia
125g zucchero a velo
2 cucchiaini di whisky (opzionali)

Procedimento:

Lavorare con la frusta il burro morbido con lo zucchero fino a che non diventa crema, e successivamente incorporare ad una ad una le uova. Setacciare la farina insieme al lievito e al bicarbonato e in un'altra ciotola mescolare con un cucchiaio la birra con il cacao.
Aggiungere, sempre sbattendo la farina e la birra+ cacao alternandoli fino ad ottenere un impasto omogeneo.
Rivestire di carta forno uno stampo apribile di 24 cm (nella foto io ne avevo fatte due piccole da 12) e infornare a 180° per un'ora abbondante. Per verificare se è cotta fare la prova stuzzicadente al centro.

Lasciar raffreddare del tutto e nel frattempo lavorare con una frusta la philadelphia a crema e aggiungere lo zucchero a velo. La crema deve risultare densa.
Con l'aiuto di una spatola trasferire poi la crema sulla torta fredda a spatolate irregolari, che diano l'idea finale di essere un grande bicchiere con sopra la schiuma della birra :)





mercoledì 18 dicembre 2013

#18 Christmas Project: Lemon Icebox Cookies


[...tu prova ad avere un mondo nel cuore
e non riesci ad esprimerlo con le parole...]
(Un Matto, De Andrè)

Ci sono ricette che sono rimaste nella mia barra dei Preferiti per molto più tempo, confesso.
E altre che temo, purtroppo, ci rimarranno per molto altro tempo ancora o non vedranno mai vita uscire dallo schermo. Me lo sono chiesta spesso, oltre alle evidenze di una ricetta perfetta, cosa sia che attiri di una ricetta. 
Se si parla di un foodblog, beh, direi che un 70% lo fa la foto.
Motivo per cui inspiegabilmente continuo ad avere visitatori dato che le mie foto fanno pena e motivo per cui io continuo a visitare i miei blog di riferimento e la pagina di Jamie Oliver così tanto spesso.
Io credo che innanzitutto, una foto debba trasmettere atmosfera. Creare un ambiente, vivere di vita propria e spingere la mente a creare storie attorno a quel cibo.
Mi è stato rimproverato della foto dei brutti ma buoni ma poi io perchè ti ascolto non lo so che i biscotti passassero in secondo piano rispetto a quello che si chiama Set fotografico (che per chi ci si impegna nelle foto, è veramente splendido, per chi come me è un po' sempre di fretta e un po' alla buona no :)
Accetto ovviamente la critica se di critica si tratta, sicuramente è così. Ma poi mi sono trovata come sempre in questo periodo il Jamie Magazine di Natale, con tutte quelle atmosfere familiari di camini accesi, alberi con lucine, mani che toccano cibo, cibo che appunto diventa vero e non fotografia, si anima.
E io me l'immagino davvero, Jamie Oliver bello come il sole nella sua felpa col cappuccio o con la camicia da boscaiolo a fare l'albero di biscotti con i suoi figli, a tagliare il tacchino su una tavola con la tovaglia dai motivi tirolesi. 
Una foodblogger conosciuta a Cagliari per cui ogni volta muoio davanti allo schermo (sia di bellezza che di invidia, è ovvio) è Gabila, di PaneDolceAlCioccolato. Le sue foto sono ricche di atmosfera e suggestioni, i suoi set sempre molto particolari e i colori, beh... perfetti.

Tornando all'incipit prima che come sempre partissi per la tangente, questi biscotti li ho visti ben anni fa da Carlotta di Dalla Parte dei Pasticcini, che a sua volta li aveva visti da Matha Stewart, mica la prima che passa. Carlotta è stata una delle primissime foodblogger che ho cominciato a seguire, insieme a Fior Di Zucca che secondo me, per quanto se ne dica è stata la prima. 
Ho sempre amato le immagini di Carlotta e le sue ricette tutte molto particolari, dai cake al cioccolato e basilico a questi biscotti fino alla sua focaccia che oramai è anche mia.
Mi ero salvata la ricetta con la stellina nella barra dei preferiti, ma se dovessimo stare a quell'atto non ci sarebbero ora i biscotti, in tutto questo tempo ho cambiato 3 pc. 
Mi sono proprio ricordata di questi biscotti, del loro nome così bello e british, e del limone.

Lemon Icebox Cookies di Martha Stewart

Ingredienti
2 cups (260 g) farina setacciata
1 cup (115 g) zucchero a velo
1 pizzico di sale
scorza di 2 limoni
succo di ½ limone
2 sticks (225 g) burro freddo a pezzetti
2 tuorli
qb di zucchero semolato per finire i biscotti prima di infornarli

Procedimento 


In un mixer o in una ciotola mettere prima tutti gli ingredienti secchi e la scorza dei limoni, e frullare per amalgamarli. Unire poi burro (io a temperatura ambiente), tuorli e succo di limone e frullare di nuovo fino ad ottenere un composto omogeneo.

Dividere poi l'impasto in due parti (risulterà abbastanza cremoso) e formare dei cilindri di 4-5cm di diametro, che andrete poi a riporre in frigo coperti da pellicola per una notte, ma potete usarli anche da due ore dopo. Cospargere di zucchero semolato il piano di lavoro e rotolare il cilindro nello zucchero. Tagliare i cilindri in biscotti di mezzo cm di spessore e adagiarli su una teglia coperta da carta forno.
Cuocere a 180° per 15 minuti, i bordi inzuccherati devono formare una leggera doratura.
Lasciar raffreddare su una griglia.


martedì 17 dicembre 2013

#17 Christmas Project: Shortbread alla lavanda e limone


Sarebbe meraviglioso se io raccontassi di questi biscotti e di campi di Provenza, dell'aria che tira fra i campi di lavanda nelle prime ore di un pomeriggio estivo a Valensole.

Ma la verità è che a me la lavanda ricorda di un brutto esaurimento nervoso. Ed è per questo che la amo. Quando una cosa del genere passa definitivamente rimangono solo i ricordi, e se si ha sufficiente tenerezza in cuore rimangono quelli belli, quelli delle persone che ti hanno aiutata a uscirne fuori, hanno preso la tua vita facendo finta che fosse loro e ti hanno raccolta come un cucchiaio.
A me la lavanda questo ricorda. Mi ricorda di quel sacchettino piccolo a forma di cuore cucito con una stoffa grezza che tenevo vicino al cuscino.
Me lo aveva regalato una mia amica, una di quelle fissate con le cose omeopatiche e gli oli essenziali. 

"Comprati l'olio essenziale di mandarino o quello alla lavanda. Anzi, tieni questo sul cuscino, ti regolarizza il respiro"

Ho passato un due mesi buoni che non dormivo, mi svegliavo di continuo in preda al panico, e mi piace pensare che quando ho ricominciato a dormire sia stato anche merito di quel cuoricino imbottito di lavanda che con il suo profumo forte e molto più che semplicemente inebriante, mi obbligava a respirare più profondamente.
La lavanda rappresenta questo per me, il credere che le cose prima o poi cambieranno. E il resistere.

I biscotti alla lavanda li ho sempre inseguiti come un miraggio, ne ho provate diverse di ricette prima di arrivare a quella che mi piacesse, o che mi ricordasse quelli che avevo assaggiato la prima volta.
I veri biscotti alla lavanda infatti sono dei biscotti dolci ma molto più tendenti al salato, il sale si sente e la lavanda anche. Partiamo quindi dal presupposto che la lavanda vi piace, almeno come profumo, altrimenti è una battaglia persa.
I commenti in merito variano dal "Oh, sono meravigliosi e tremendamente inglesi" a "Mi sembra di mangiare una saponetta".
Quindi sì, la lavanda deve piacerti se vuoi apprezzare i biscotti alla lavanda.
La ricetta proviene dal blog Pastry Affair, uno dei mie best inglesi subito dopo Like a Strawberry Milk. Questi sono burrosissimi e il profumo che sprigioneranno in cottura è impagabile.

p.s. Mancano 8 giorni a Natale

Shortbread alla lavanda e limone

Ingredienti

220g di burro
90g di zucchero a velo
250g di farina 00
3 limoni
1 cucchiaino opzionale di essenza di vaniglia
2 cucchiaini di fiori di lavanda essicati
2 cucchiai di zucchero semolato per la copertura (opzionali, io non li metto di solito)
2 pizzichi di sale

Procedimento

Preriscaldare il forno a 180° e nel frattempo lavoare a crema il burro, lo zucchero a velo, la buccia grattuggiata di due dei tre limoni, il sale e la vaniglia.
Aggiungere poi i fiori di lavanda essicati.
Amalgamare fra di loro gli ingredienti e unire poi la farina un po' per volta. Il composto risulterà molto cremoso. Lasciare poi una mezzoretta a rassodare in frigorifero e trascorso il tempo, stendere fra due fogli di carta forno il composto.
Lasciare riposare un'altra mezzoretta in frigo il composto steso. Spolverare poi con lo zucchero se si è deciso di utilizzarlo e ritagliare i biscotti della forma desiderata.
Cuocere a 180° per dieci minuti, non devono diventare scuri ma rimanere piuttosto chiari.


lunedì 16 dicembre 2013

#16 Christmas Project: Biscotti sablée con mandorle a lamelle

(si cominciano a diffondere i primi sacchettini agli amici, cioè, oramai sono mesi che si diffonde, ora però hanno una faccia più natalizia)

Riprendo oggi dopo un gap temporale di tre giorni che, contrariamente alle mie migliori aspettative, non mi farà arrivare a 24 biscotti. Fra tutte le sfighe eventuali e possibili che comprendevano ad esempio che mi stancassi di questa cosa in primis, cosa che non è successa ancora, o che non riuscissi a salvare i biscotti fotografabili, o che non avessi ispirazioni per scrivere qualcosa (e qui stava anche la scommessa) perché mi sono accorta che non è sempre facile avere stimoli di scrittura, fosse anche solo per introdurre dei biscotti- dicevo, fra l’insieme di possibili inciampi non avevo considerato quello più ovvio: che mi sospendessero la connessione Internet. Cosa che ogni tanto succede e suscita la mia ira peggiore.

Fossi stata una brava e diligente bambina sarei potuta andare a casa di mio babbo e postare da casa sua, ma si sa, non lo sono. Per di più era il weekend, siamo oramai a Natale e io sono ancora in altissimo mare con i regali, e proprio non ho avuto tempo. 

Fra i miei principali passatempi quando latitavo a Londra, c’era quello di girare i supermercati.
Che detta così fa un po’ psicopatica un po’ nullafacente. 
In realtà i supermercati in molti paesi stranieri sono dei veri e propri parcogiochi per i gastrofissati come me. Innanzitutto perché sono grandi, immensi. E hanno –specialmente nel reparto dolci- cose che noi umani non potremmo nemmeno immaginare. Ingredienti che qui raramente trovi e che costano un occhio della testa, e che li invece costano poco. 
Come il Golden Syrup, quintessenza delle creazioni di Dio, o lo sciroppo d’acero. 
Mi perdevo delle mezzore a scrutare attentamente le etichette, i colori. 
Un’altra cosa meravigliosa sono i packaging. Noi siamo molto indietro su questo fronte, mentre invece certi prodotti all’estero  sono confezionati realmente a festa, soprattutto sotto Natale, o hanno tutto l’anno dei packaging realmente perfetti a livello grafico, visivo, di colori. Io poi sono molto stupida eh,  bastava un disegnino di un soldatino o della Union Jack e il mio livello di esaltazione saliva alle stelle e quei biscotti o quella scatola era automaticamente mia. 
C’è poi la mia totale fascinazione e il mio essere succube della lingua inglese.  
Qualunque cosa detta o scritta in inglese mi arriva con il doppio della potenza  e il doppio del significato. 
Di tutte le lingue studiate all’università devo confessare è stata quella in cui ho fatto più fatica. 
Non tanto per la sua complessità come lingua quanto per la velocità con cui io me la dimenticavo. 
Per fortuna ho avuto l’opportunità di fare numerosi viaggi nella capitale britannica, che mi hanno permesso di tenerla molto viva, altrimenti forse sarei ancora li a cercare di laurearmi. 
Dicevo comunque, immaginatevi una povera sperduta fra gli scaffali del supermercato. 
A leggersi tutte le etichette e a fantasticare sui nomi delle cose. 
Ricordo una volta, dei pomodori secchi, ero rimasta meravigliata una buona oretta sul termine sundried tomatoes. Mentre noi dobbiamo riportare “pomodori  secchi essicati al sole”, loro avevano un termine perfetto, pulito e meraviglioso: sundried. Potrei continuare ore a raccontarvi dei supermercati inglesi, dei loro corner nascosti, tu giri l’angolo e si apre una piccola pasticceria annessa al supermercato, poi c’è la macelleria, tutto curato nei minimi dettagli, come fossero botteghe e boulangerie d’altri tempi annesse al supermercato.
E’ difficile da spiegare, ma se vi capita, fatevi un giro in un Waitrose, piuttosto che dal classico Selfridges nel reparto cibo, e capirete all'istante di cosa parli. 
In uno di questi giri al parco giochi in cui i premi da vincere erano la spesa per la cena, ho scoperto dei biscotti meravigliosi, che sono rimasti uno di quelle che cose che non posso fare a meno di comprare appena arrivo a Londra, allo stesso modo del Jamie’s Magazine (il giornale del mio amatissimo Jamie Oliver). 

Si chiamano Almond Thins di Jules Destrooper, sono sottilissimi e fragilissimi e burrosissimi e nella loro semplicità meravigliosi. Ho cercato spesso di provare a rifarli, ci sono ricette in giro per il web ma niente come spesso accade, raggiunge quella perfezione. 
Così ne ho elaborata una mia versione con base sablè, aggiungendo un pizzico di cannella per rendere l’effetto speziato, e le mandorle affettate in superificie. Non sono comparabili con quelli di Jules perché i suoi con il fatto che sono supersottili assomigliano quasi a delle patatine, ma sono comunque buonissimi e perfetti per l’ora del the. E anche natalizi, se vogliamo, con quella punta di cannella e la frutta secca. La ricetta della pasta sablée viene da un libro che è uno dei capisaldi della pasticceria moderna a casa mia,  ed è Frolla e Sfoglia di Michel Roux, che mi ha fatto scoprire tempo addietro la mia amica e foodblogger pazzesca Marina di La Tarte Maison
La pasta sablée è molto più fragile della pasta frolla e della pasta sucrée, ma si scioglie in bocca come nessun’altra.



Biscotti sablée con mandorle a lamelle 

Ingredienti

250g di farina
250g di burro tagliato a pezzettini e ammorbidito
100g di zucchero a velo setacciato
un pizzico di sale
mezzo cucchiaino di cannella
mandorle a lamelle q.b.
2 tuorli

Procedimento

Versate la farina a fontana sul piano di lavoro. Mettete al centro il burro, lo zucchero a velo, un cucchiaino di cannella e il sale e lavorateli con la punta delle dita, poi aggiungete i tuorli e incorporateli delicatamente, sempre con la punta delle dita.
Lentamente unite la farina al composto nella fontana, lavorando delicatamente finchè l'impasto diventa omogeneo.. Spingetelo lontano da voi con il palmo della mano lavorandolo di polso per 3 o 4 volte finchè è liscio. Formate una palla, avvolgetela nella pellicola e mettete in frigo per una mezzoretta.
Stendere l'impasto a 3mm di altezza e ricavare dei biscotti con una formina tonda. Spennellare la superficie con un goccio di latte e adagiarvi sopra le mandorle a lamelle.
Cuocere in forno a 180° per dieci minuti.

venerdì 13 dicembre 2013

#13 Christmas Project: Biscotti screpolati al cioccolato dal cuore morbido


Quando ieri sera, dopo una giornata in giro a cercare regali di Natale -e di cinque che ne avevo in programma ne ho preso solo uno, spendendo tutto il resto per me-  mi sono messa a fare questi biscotti, ho capito di quanto il bisogno di affetto e attenzioni di una donna nel periodo di Natale raggiunga il massimo dei livelli storici, di gran lunga superiore a qualunque peggiore SPM esistente.

Aggiungi alla lista un caffè preso alle sei di pomeriggio  grande cazzata che poi ti ha impedito di dormire fino a verso le 3, questo genere di biscotti rimaneva la mia unica via d'uscita, il mio unico escape plan.
Per fortuna come dice Ligabue 
"Certe notti se sei fortunato bussi alla porta di chi è come te".
Una porta che può essere non reale ma cybernetica, e al giorno d'oggi basta veramente poco per accorciare le distanze e sentirsi vicini. E finisci così con lo scriverti con i due peggiori amici che potresti desiderare di avere fino a tardi, -God bless whoever invented Whatsapp- e alla fine ci riesci, ad andare a dormire sentendoti innamorato della vita.

"Io mi innamoro tutti i giorni sai"
"Anche io"

Contrariamente ai biscottini all'avena di ieri magri e senza peccato, questi, sono decisamente pieni.
Pieni di quella pienezza che rovescia in allegria le tristezze umane.
Mi sono innamorata da subito del loro aspetto imperfetto, del loro spaccarsi in superificie per consentire al dentro di restare morbido, e come mi faceva notare oggi Rosa, questi biscottini sono molto simili a delle miniporzioni di torta. 
Rimangono infatti sofficissimi e morbidi come una delle migliori torte al cioccolato.
Mi facevano anche notare ieri che ogni giorno dico "no vabeh, questi sono i migliori dovete farli assolutamente".
Sappiate che non sono il genere di persona, contrariamente a quanto possa sembrare, che si esalta quasi mai. 
Quindi se lo dico, è perchè lo credo davvero che siano meravigliosi.
Non da ultimo, la casa si inonderà magicamente di un profumino di cioccolato che, se non è Natale questo... 


Biscotti screpolati al cioccolato dal cuore morbido

Ingredienti

175g di farina 00
175g di cioccolato fondente
150g di zucchero
55g di burro
2 uova
mezzo cucchiaino di lievito per dolci 
1 cucchiaio di estratto di vaniglia (opzionale)
1 pizzico abbondante di sale
zucchero a velo

Procedimento

Sbattere le uova insieme allo zucchero fino a farle diventare spumose. Nel frattempo sciogliere il cioccolato a bagnomaria insieme al burro e all'estratto di vaniglia e unirlo poi alle uova.
Aggiungere la farina, il lievito e il sale.
Quando avrete ottenuto un composto omogeneo, mettetelo in frigorifero per almeno due ore, deve diventare duro. #soundsambiguous
Preriscaldare il forno a 180°, riprendere l'impasto e formare delle palline non più grosse di una noce.
Farle rotolare su un piatto coperto con lo zucchero a velo e appoggiarle poi su una teglia ricoperta di carta forno. Schiacciarle leggermente con  le dita.
A questo punto saranno tutte piccole e belline e schiacciate e se non proverete tenerezza e una lacrima di commozione non avete un cuore.
Infornare per 10 minuti e lasciare raffreddare completamente su una griglia.

giovedì 12 dicembre 2013

#12 Christmas Project: Digestive con farina integrale e fiocchi d'avena


C'è una piccola pasticceria biologica a Bologna, in via Sant'Isaia, che rifornisce uno dei luoghi che io ami di più di Bologna, il Fram Cafè
Prima ancora di scoprire questa cosa che poi me l'ha fatta visitare con ancor più amore, questo piccolo angolo, che risponde al nome di Canapè, era il posto in cui, nei pomeriggi in cui avevo il privilegio di tenere Yuma, andavamo a fare merenda.
Un giorno in cui invece siamo state insieme dalla mattina, abbiamo avuto la brillante idea di portare la colazione a Raul, nostro simpaticissimo amico, che tuttora abita esattamente sotto a questa pasticceria. Diciamo che questa pasticceria si trova al centro esatto di un triangolo di quella che era la mia vecchia casa, casa di Raul, e casa di Yuma. How lovely!
Tralasciando il fatto che Raul non entra a far parte di questo nostro mondo prima delle due del pomeriggio e conseguentemente non ci abbia aperto prima di una buona mezzora, era stata proprio una bella idea, e quel giorno ho scoperto le brioche al Kamut con una delle migliori creme pasticcere che abbia mai sentito.
Qui una fotoricordo della mattina, Yuma con me, il sacchettino di paste in una mano e il succo nell'altra mentre aspettiamo invano che Raul ci apra.



Sono poi tornata altre volte da Canapè prendendo sempre cose diverse e approfondendo abbastanza il discorso sul biologico, l'integrale et similia con Elena del Fram. 
Una delle ultime volte che ci sono stata, in vista di questa maratona di biscotti e come spesso faccio quando vedo altre pasticcerie o mi trovo in giro, sono andata per prendere un po' di biscotti tutti diversi. Alcuni mi erano piaciuti molto, altri meno, altri, come spesso succede, sono stati il "la" per cercare ricette, pensare a qualcosa. 
Come questi Digestive all'avena.
Ho comprato lo stesso giorno un pacchetto di fiocchi d'avena all'equosolidale, già sapendo che sarebbe rimasto un po' li. Questa settimana mi sono poi messa a cercare on-line ricette di biscotti con i fiocchi d'avena e quella che maggiormente mi ha convinta è stata questa, trovata sul blog di Acquolina, una garanzia.

Sono molto oltre alle mie aspettative, per non contenere uova e pochissimo zucchero devo dire che mi hanno soddisfatto in pieno e di sicuro soddisferanno tutta quella fetta di amiche scassapalle vegane e fissate sapete che vi amo o quelle altre che invece sono a dieta, si sentono frustrate, e mi chiedono: 
"Ma perchè non apri un blog di ricette dietetiche? Sono bravi tutti a fare cose già buone. Perchè non lo chiami digiunopertescemo?"
L'ultima idea è davvero geniale, da quella mente geniale di Chiara, e ci sto realmente pensando.



Digestive con farina integrale e fiocchi d'avena

Ingredienti

100 g di burro morbido
100 g di fiocchi d'avena 
50 g di zucchero di canna
50 g di farina integrale+50 g di farina di avena integrale (per me 100g di farina integrale)
1 cucchiaino di lievito
2 cucchiai di latte (per me di soia)
un pizzico di sale (per me due, oramai sentire il sale nei biscotti è un'ossessione)


Procedimento

Mettere tutto nel mixer (se avete i fiocchi grandi frullate leggermente prima questi velocemente e poi aggiungete gli ingredienti secchi e infine il burro e il latte) oppure lavorare a mano. Aggiungere il latte e formare una palla di impasto, che verrà molto umida.

Avvolgere con pellicola e lasciare in frigo mezz'oretta. Nel frattempo accendere il forno a 170°.
Stendere l'impasto fra due fogli di carta forno con un matterello a uno spessore di 5mm. 
L'Impasto sarà ancora umido e vi sembrerà di aver fra le mani un grande pezzo di truciolato. 
Non fermatevi davanti alle apparenze, i vostri biscotti saranno buonissimi.
Con una formina preferibilmente tonda ritagliare tanti dischetti e cuocere in forno circa 20 minuti a 170° o fino a doratura dei bordi.
Lasciar raffreddare e conservare in una scatola di latta o ermetica.

mercoledì 11 dicembre 2013

#11 Christmas Project: Brutti ma buoni ai pinoli


(mi piacerebbe di capire come mai Blogger in questi giorni mi carica le foto in maniera così orrenda. Il camino dietro sembra finto)

Ci riflettevo questa mattina, sui brutti ma Buoni.
Sono una di quelle preparazioni indefinibili per la complessità di varietà esistenti, ognuno ha la sua versione e ognuno è convinto sia la migliore.
E il bello dei biscotti è che qualunque, infondo può essere brutto ma buono, e dentro a questi  puoi metterci davvero di tutto. 

Un po' come i Maccheroncini dello Chef quando lavori negli alberghi.
Io ero convinta che quel "dello Chef" fosse chissà quanto orgasmico, poi ho chiesto e mi è stato risposto in romagnolo "U'i'è dèntro tot' e' frigo", traduzione "C'è dentro tutto il frigo" che, ulteriormente tradotto significa "abbiamo tante cose in scadenza, non buttiamo niente".
Non è il caso di questi biscotti, ma questa perla di romagnolità meritava prima o poi di finire su queste pagine. E' una di quelle cose che a fatica dimentichi.

Per quello che riguarda quelli originali, di brutti ma buoni, pare siano di origine piemontese, e a base di nocciole.
Questi sono a base di pinoli, che, come per l'uvetta, tendo a mettere dappertutto.

Si prestano benissimo come accompagnamento a vini dolci e liquorosi, come i cantucci di ieri e sono molto croccanti fuori. Non contengono nè farina nè tuorli, solo albumi montati e pertanto sono molto leggeri non fosse per la quantità abnorme di frutta secca ipercalorica ma facciamo finta di niente.

Brutti ma buoni ai pinoli


Ingredienti

100g di albume
500g di pinoli
200g di zucchero
1 pizzico di sale

Procedimento

In un tegame scaldare gli albumi con lo zucchero e un pizzico di sale e girare continuamente con una frusta.
Il composto deve diventare di un colore lattiginoso. Versare successivamente i pinoli e continuare a girare fino a che non si siano ben amalgamati al composto, dopodichè spegnere e trasferire il composto su un piano. Formare con le dita tanti piccoli mucchietti e disporli su una teglia.
Cuocere in forno già caldo a 160° per 20 minuti.

martedì 10 dicembre 2013

#10 Christmas Project: I cantuccini da meditazione di Jul's


[ Alla fine, cosa volete dire con un regalo fatto in casa se non: 
ecco il mio tempo, il mio amore, il mio affetto e la mia amicizia,
 i miei pensieri per te. ]
                                                                                                                               Giulia di Jul's Kitchen

Facile fare i fighi adesso che tutti hanno un blog e vi è un'attenzione all'immagine che supera quella verso se stessi. Non è il mio caso ovviamente ma rende l'idea (:

In effetti una bella foto o comunque un qualcosa che renda valore al cibo e lo renda appetibile nella misura in cui realmente lo è non è cosa da poco. La lasagna più buona del mondo, che però non venga presentata su un giornale piuttosto che su un blog in un certo modo ma magari nella teglia di alluminio e colante di besciamella  invoglierà meno di un'insalata che però sia curata nel presentarsi e colorata.

Questo per dire nel lontano 2010, quindi più o meno tre anni fa, precisamente in questo periodo (la ricetta è datata 7 dicembre 2010) quando per il resto del mondo ancora non era fondamentale il come fare una foto e si fotografava un po' così, come se si fosse alla Festa dell'Unità, la sottoscritta tornava da Londra e sfornava meravigliosi Cantucci all'Inglese, o per meglio dire Double Chocolate Cookies with Dried Cranberries.
Quanto ero avanti? No dai, parliamone.
In quanto alla foto, essendo ancora lontana quell'ossessione da luci/diaframma/ set fotografico è quello che è ma la ricetta vale davvero, quindi provatela. Ora che ci penso si potrebbero anche sostituire i Cranberries con i tanto in voga ora Goji dalle millemila proprietà.  

I biscotti secchi secchi da fine pasto o da meditazione sono da sempre fra i miei preferiti, non amando particolarmente il vino in sè quanto invece adoro profondamente i passiti e  i vini dolci liquorosi.
Questi cantucci -la cui ricetta è di Jul's mia venerazione, sono perfetti.
Perfetti come possiamo immaginarci un vassoio di cantucci un bicchiere di vin santo in una sera d'inverno durante una cena in una taverna meravigliosa in Toscana. 
Sotto le feste di Natale mi sembrano un gran bella idea e un regalo meraviglioso, come scriveva ieri Jul's su Facebook a proposito dei regali fatti in casa e come ho riportato e copiato come una ladra in apertura.


I cantuccini da meditazione di Jul's

Ingredienti

500g farina bianca
500g di zucchero
200g di mandorle dolci
4 uova
100g burro
sale

Procedimento

Tostare in forno le mandorle per qualche minuto, poi sbucciarle e tritarle.
Versa la farina a fontana su una spianatoia, e metti al centro zucchero, un pizzico di sale, mandorle e uova. Lavora il composto fino ad ottenere una pasta liscia e morbida. A questo punto nonna fa dei filoncini schiacciati dello spessore di circa 2cm, larghi 10 cm e lunghi quanto vuoi. Mettili su una teglia foderata di carta da forno e falli cuocere in forno caldo a 180°C fino a che la superficie non è dorata, circa 25 minuti. Togli i filoncini dal forno, tagliali a fette di circa 1,5 o 2 cm di spessore in senso obliquo e rimettili in forno fino a che non sono biscottati.
Si possono conservare in una scatola di latta per molto giorni.

lunedì 9 dicembre 2013

#9 Christmas Project: Biscotti all'uvetta per l'ora del the


Un altro classico per l'ora del the.
Domani abbandonerò momentaneamente l'ora del the in virtù dei biscotti di accompagnamento ai superalcolici da dopo pasto e da meditazione, decisamente meglio. Ma per oggi va ancora così.
L'uvetta è una ingrediente che o ti piace o non ti piace, e solitamente se ti piace tendi a usarlo a sfare, dalle preparazioni dolci a quelle salate. 
Cosa non sono i tagliolini con lo sgombro e l'uvetta? O i ravioli con ripieno di formaggi e uvetta?
E' un classico anche delle preparazioni dell'ora del the inglese, basti pensare agli scones, quei panini dolci che vengono poi tagliati e spalmati di una crema al burro molto ricca e marmellate.
Un ingrediente versatile diciamo. Prima di lavorare in pasticceria e conseguentemente di cominciare a fare vedere come si fanno i panettoni non avevo considerato l'idea di poterla ammollare in qualche liquido che non fosse acqua. E poi arrivò il rhum. 
Questi biscotti sono in realtà molto semplici e veloci, niente di così elaborato, ma fanno comunque la loro figura. 
Oggi non è una giornata particolarmente felice e non scoppio di voglia di scrivere, 
si era capito? 

Biscotti all'uvetta per l'ora del the

Ingredienti

225g di farina
1 uovo
2 cucchiaini rasi di lievito
80g di burro ammorbidito
70g di zucchero semolato  e 40g di zucchero di canna
130g di uvetta tenuta a bagno nel rhum o nell'acqua

Preparazione

In una ciotola abbastanza capiente setacciare la farina ed il lievito, aggiungere i due zuccheri, l'uovo leggermente sbattuto e il burro morbido.Con l'aiuto di una forchetta e poi con le mani amalgamare il tutto.
Unire al composto l'uvetta precedentemente ammollata e strizzata.
Formare una palla e lasciare riposare in frigo mezz'oretta, dopodichè stenderla con l'aiuto di un mattarello a 5mm di altezza e ricavare dei biscotti di forma cilindrica (sarà difficile riuscire a fare altre forme in quanto la grande quantità di uvetta tenderà a sbordare dai biscotti).
Disporre su una teglia e cuocere in forno già caldo a 190° per 11 minuti.

domenica 8 dicembre 2013

#8 Christmas Project: Gli zuccherini montanari bolognesi

la fase della glassatura degli zuccherini

[ Però ecco, quello che mi riempie il cuore è che in questi anni, attorno alla scuola di cucina partecipativa nata dalla mente di due amiche e fiorita in una galleria d'arte incorniciata da una casa, sono nate delle amicizie forti e sincere. E qui la ricetta potrebbe essere: prendi un'idea, mettici una buona dose d'amore e purezza, condiscila con convinzione ed energia....a questo punto offrila. Chi sarà amante di questo tipo di cose ne vorrà mangiare un pezzetto. ]
                                          Bebe di apranzoconbea, fondatrice de Le Club de Pirottines insieme a Simona

C'è un gruppo di amiche un po' confusionarie e anarchiche che a Bologna si riunisce una volta al mese in una cornice surreale (una casa dentro una galleria d'arte) per preparare insieme un qualcosa di culinario sotto la guida di uno chef, un esperto del settore, un qualcunochesappiafareparticolarmentebenequalcosa.
Descrizione che fa pena e che tralascia mille altre cose ma è domenica pomeriggio e abbiate pietà.
Credo di aver già parlato de Le Club de Pirottines su questo blog, forse non di recente perchè è da poco tempo (nonostante Le Pirottine compiano 3 anni a breve) che ho deciso che era una di quelle cose che non volevo perdere nonostante non stessi più fisicamente a Bologna, che valeva la pena farsi 200km fra andata e ritorno anche di notte e anche se la mattina dopo alle tre devo essere a lavorare.

L'aria che si respira ai corsi e alle serate che ogni volta vengono organizzate nei minimi dettagli, dal lancio dell'ospite sulla pagina Facebook che assomiglia vagamente alla sede della Borsa a New York da quanto è frenetica fino agli ingredienti per poi passare dai partecipanti e da quelli che si tolgono all'ultimo minuto- è magica.
Ogni volta si ha come l'impressione che oddiononcelafaremo e invece tutto riesce sempre alla perfezione, e qui va ringraziata soprattutto Bebe e la sua pazienza, la sua voglia di sopportarci tutte. Due Lunedì fa, la nostra superospite era Lucia Antonelli, chef del ristorante La Taverna del Cacciatore di Castiglione dei Pepoli.
Ci ha insegnato la preparazione di un dolce tipico dell'appennino bolognese, gli zuccherini montanari, molto familiari a chi di noi è bolognese, per chi invece come me è forestiero e un po'ignorante se l'è guardato prima su Google, se non altro per capire di che cosa stessimo parlando (:
Ho scoperto di amare l'anice, quella sera, e ho scoperto di come piccoli dolcetti e amicizie sincere come diceva Bebe all'inizio, siano una piccola parte di felicità.
Non è meraviglioso tutto questo?

Gli zuccherini montanari di Lucia Antonelli

Ingredienti

500 gr farina
50 gr zucchero
1 bustina lievito
5 uova
un pizzico sale
limone grattugiato
un pizzico di anicini precedentemente ammollati
150 gr grasso (olio o burro fuso)

Per la glassa: 500g di zucchero e 200g di acqua

Precedimento
Non appena si cominci ad impastare accendere il forno.
In una ciotola mettere gli ingredienti secchi (farina, lievito e zucchero) e successivamente le uova e i grassi (olio o burro fuso).
Aggiungere poi la buccia di limone e gli anicini e impastare con una forchetta e successivamente con le mani.
Creare degli anellini (il peso ideale di ogni anellino è di 10g). 
Cuocere in forno già caldo a 200° per 10 minuti. Per quello che riguarda la glassa invece, utilizzare 500g di zucchero e 200g circa di acqua. La proporzione di glassa/zuccherini cotti è 1:1.In un pentolino far bollire zucchero e acqua fino a circa 108-110° oppure, in assenza di un termomentro, fino a che infilando i manici di due forchette, queste non rimarranno unite da un filo. Rovesciare su un foglio impermeabile gli zuccherini cotti e procedere (come nella foto sopra) alla glassatura, girando per una decina di minuti abbondanti con una spatola fra di loro gli zuccherini e la glassa fino a che non risulti bianca.