martedì 29 luglio 2014

Lasciate il lungomare di Rimini e spingetevi in collina. il Pomod'Oro.


Càpita praticamente MAI che faccia scegliere a un uomo dove andare a mangiare, che si sa, quelli si accontentano di troppo poco per fidarsi del loro gusto.
Questo è stato uno dei rarissimi casi in cui abbia deciso di lasciarmi andare, ma occorrerebbe precisare che si trattava della serata della Notte Rosa, che per un riminese significa principalmente casino, code, locali pieni, e un'ondata della peggior feccia tamarra in giro per la propria bella città.
Definitely, the place NOT to be.

L'alternativa a tutto questo pertanto è fuggire sui colli riminesi e aspettare la mezzanotte per vedere i fuochi -rosa ovviamente- da lassù, una posizione privilegiata per vedere tutta la costa prendere fuoco :)

Quella sera ero in totale panico, uscita da lavoro tardissimo e avevo promesso ai miei amichetti di Francesco Renga (che continua a chiedermi questa torta e non so come liberarmene) che sarei andati a salutarli a Riccione. Il piano perfetto per farsi saltare i nervi, insomma.
Se tutto questo combacia con il primo appuntamento con IL nuovo scemo, non è proprio promettente.

Lascio quindi decidere a lui che se ne esce con un "Andiamo al Pomod'Oro che è bello".
Mi coglie un tantino di sprovvista della serie com'èchetusaidiquestopostoeiono e decido di assecondarlo curiosa di capire cosa sia il bello e quali siano i suoi parametri, una bella prova del nove al primo appuntamento, cose che potremmo non rivederci più se scazzi.
Continuo a guidare su per i colli sopra Covignano (il colle sopra Rimini) dove si trovano tutte le piadinerie tipo il Bar Ilde, Le Fontanelle e quei posti really riminese.

E invece rimango sorpresa.
Rimango sorpresa perchè non solo il posto è proprio carino e sembra una Mirabilandia dedicata al pomodoro, ma è proprio studiato nell'arredamento, nel menù, in tutto.
Ha una linea guida, diciamo così.
Ma andiamo per ordine..
Arrivi e non capisci se sei a Las Vegas o a Italia in Miniatura, tanto tutto è riprodotto come se fosse un piccolo quartiere. La grande scalinata centrale tutta illuminata ti porta direttamente nel ristorante, e cominci a contare le persone, a cercare di definire i luoghi.
How many fucking people can there be :)







In effetti il locale è immenso, con mille spazi fra interno e esterno -alcuni fuori proprio suggestivi, sotto agli alberi o apparecchiati sopra le vecchie botti di vino.
L'arredamento è quello stile Eataly e contemporaneo con le mensole con sopra milioni di barattoli di conserve, sottoli, sottaceti, pasta. Tutto ovviamente meraviglioso nel suo trasmettere genuinità, io avrei comprato più o meno tutto.




Il menù come dicevo, segue la linea del pomodoro-come-ingrediente-fondamentale.
Ed è super invitante perchè propone ricette classiche o un minimo rivisitate.
Le nostre pappe ad esempio, invece di essere fatte con il pane raffermo avevano i battutini, i classici avanzi di sfoglia romagnoli tagliati a quadrettini. Fantastica.
Ovviamente nel menù vi sono anche piadine, taglieri, e la pizza.
Ecco, nota di merito per la pizza che mi sono pentita di non aver preso e che mi sono ripromessa di riprovare, l'aspetto di quelle che portavano ai tavoli di fianco era superbe.



La cosa romantica è che ricorderò l'inizio di questa relationship con l'immagine di due pappe al pomodoro su una tovaglietta a quadrettini. 
Tipo Lilli e il Vagabondo. 
Tipo che non può che durare se ha queste premesse.

E niente, tirando le somme di quest'ennesimo post-inutilità:

1) Se siete in vacanza a Rimini abbandonate quel lungomare desolante con le insegne in russo dove trovi scritto пицца instead of PIZZA e ti chiedi se per caso sei a San Pietroburgo o in Romagna e spingetevi in collina al Pomod'Oro, che peraltro quella parte di collina riminese è meravigliosa.
2) Nuntio vobis magnum gaudium: Habemus novo scemo. Non so quanto durerà con tutte 'sti ristoranti, foto, foto al cibo, e tieniquellocosì e nonsorridere, cose così insomma.

Pomod'Oro
Via della Torretta 4, Rimini
www.pomodororimini.com

venerdì 4 luglio 2014

Top Ten aperitivi della riviera romagnola, atto secondo

Vi ho lasciato una settimana di tempo per provare tutti i cinque gli aperitivi della puntata precedente, e, come sempre, rimango sorpresa dalla "risposta" che questo stupido blog ha.

E' stata una settimana piena di Whatsappate con selfie al Marè piuttosto che al Caffè delle Rose, e mi fa piacere enormemente che decidiate di prendere la macchina e avventurarvi fino a Cesenatico sulla base di un mio consiglio perchè è indice di fiducia. 
Per cui, grazie infinite ancora.
Questa volta lasciamo il mare e passiamo a posti un po' più dell'entroterra, quelli che io preferisco perchè riesci a trovare in piena estate la gente del posto, sentire l'accento romagnolo nell'aria.
La inner-romagna, diciamo così.  Uno a parte che è a Cervia.
Ho deciso di raggruppare le foto che con tanto amore ho fatto perchè alcuni leggendo dal cellulare lamentavano la lentezza della pagina.

6. Il lungocanale di Cervia, la nuova Mi.Ma 






E' un dato di fatto assodato oramai che Milano Marittima -per il fighettume MI.MA- sia ormai morta e decrepita. Che sì, ci sia un po' di viavai nel weekend ma che non goda più di quell'aureo splendore di una decina di anni fa e di quando io ero piccola. 
Lo si sente, lo si dice. 
La nuova voce però, il nuovo rumour è che sia stata soppiantata da Cervia.

Cervia sarebbe la nuova Milano Marittima, e dopo l'ultima visita mi sentirei di confermarlo. 
In primis perchè non mi è mai piaciuta Mi.Ma., e in secondo luogo perchè Cervia è proprio pittoresca.
Avrei voluto parlare di un posto in particolare, -io e la mitica Marina de La Tarte Maison ci siamo fermate al Portò che ci è piaciuto molto- ma è vero che lungo tutta via Nazario Sauro, che è poi la via che costeggia il canale, si susseguono una serie di locali un più bello dell'altro.
Ma proprio stupendi. Da quello shabby al ristorantino a quell'altro che sembra una giungla da quante cose ci sono dentro a quello più fighetto. 
E, vigile e imponente, dall'altra riva del canale domina il paesaggio l'ex magazzino del sale, stupendo e post-industriale che sembra un film.
Notavamo con Marina che una passeggiata lungo il canale da quel feeling come di essere in vacanza in mille posti contemporaneamente, un po' in Provenza con il canale di fianco, un po' in Andalusia con la gente seduta e arroccata su muretti con una birra o un cocktail in mano, un po' in Francia. 
Mi sono innamorata, e dovreste farlo anche voi.

7. Il Re-Pub, il locale che mancava a Santarcangelo



Il Repub nasce lo scorso anno dall'idea imprenditoriale di quattro ragazzi sotto i venticinque anni, e da un'intuizione molto semplice: a Santarcangelo manca un pub, inteso come luogo di socializzazione e aggregazione di persone che si ritrovano attorno a un tavolo e chiaccherano fra loro.
In effetti, Santarcangelo è un vero gioiellino e un concentrato di locali stupendi e particolari, e ti chiedi perchè a Rimini fai fatica a trovarne uno e qui potrei elencarne almeno cinque. 
Si tratta però di locali piccolini, con una quarantina di posti al massimo, tavolini piccoli e tendenzialmente i gruppi superiori a dieci non trovano posto. 

Il Repub è riuscito a creare (durante l'inverno al chiuso e in estate con l'apertura del Chiringuito fuori) un ambiente grande e in cui potersi rilassare e fare chiacchere sorseggiando uno dei meravigliosi cocktail che il menù propone. 
Adoro fondamentalmente due cose del RePub, oltre alla genialità dell'idea di base in sè:
1) che è un ambiente giovane e genuino, lontano da quella fighetteria patinata che impera a Santarcangelo. Un locale in cui ti senti libero di andare anche tornato dalla spiaggia con le infradito e il copricostume, in cui sai che troverai sempre qualcuno come te.
2) La musica rock. finalmente un locale con del sano rock'n'roll come sottofondo all'aperitivo.
Nota di merito per la musica dal vivo, che ha effettivamente una bella programmazione per l'estate.
I cocktail sono veramente fenomenali e il cibo che vi portano come accompagnamento rientra perfettamente nella categoria Apericena.

8. Il Chiosco dei Giardini Savelli, Cesena






La stessa constatazione che mi sorge per Santarcangelo vale anche per Cesena, ovvero sul come sia possibile che in certe piccole cittadine ci sia una concentrazione così alta di locali che consiglieresti, e in altre stenti a trovarne uno. Cesena è una di quelle città in cui ovunque tu vada, vai a colpo sicuro.
Nella scorsa puntata avevo parlato dell'AcquaDolce, questa volta invece è il turno del Chiosco dei Giardini Savelli. 
Mi ci ha portato Filo dopo che gli avevo parlato di questo tentativo di sum-up degli aperitivi in riviera e nei dintorni, e, da buon cesenate me ne ha proposti due.
Il Chiosco si trova in un luogo magico, protetto dalle mura malatestiane e totalmente immerso nel verde. E' un punto di ritrovo per tutti i cesenati scialli che vogliono ritrovarsi e dopo il lavoro e aspettare il calar del sole per l'ora dell'aperitivo (anche se il Chiosco è anche un bar aperto per le colazioni).
Non troppo funzionali le barchettine di bambù che ti danno per servirsi al buffet, che ti costringono ad alzarti quelle duecento volte almeno io che sono sfonda. 
Rimane l'atmosfera meravigliosa e quella sensazione di essere a Bologna, in quei chioschi che ti tanto in tanto spuntano fra i polmoni verdi della città. E' anche uno di quegli aperitivi che mi ha fatto pensare al fatto che se hai bambini questo  è il posto adatto. Il parchetto adiacente con i giochi, le altalene e le giostre vi faranno smollare lì i marmocchi e dimenticare di averli :)

9. Lo spazio che non ti aspetti a Santarcangelo di Romagna, il Teatro I Condomini




Avevo già citato il Teatro i Condomini in quella squaqquerata epica in cui mi chiedevo cosa facesse funzionare un locale oggi, quale fosse quel quid che teneva in piedi certe realtà facendole lavorare tantissimo e chiudere invece delle altre. 
Non ho ancora una risposta, se vi può consolare.
Però ho una lista di cose che vedo e che noto e che mi rendono felice quando entro in certi posti, il cui denominatore comune è la voglia di fare. Che è riscontrabile in tutto, dal titolare che ti espone entusiasta le sue proposte e perde un quarto d'ora buono a spiegarti la differenza fra un piccolo produttore e un altro, alla ricercatezza degli articoli che puoi acquistare dentro -perchè ora, quale locale non possiede al suo interno una bottega in cui puoi comprare qualcosa di alimentare o non?- ai centrotavola.
Sì perchè ai Condomini i centrotavola sono rose dentro a peperoni incavati, prodotti da quel negozio meraviglioso che è il Ciocomarro di Cesena. 
Ai Condomini si va per un calice di buon vino nonostante anche gli aperitivi siano ottimi. 

Qui purtroppo ho ritratto solamente dei miseri Spritz -ogni tanto/sempre mi piace far la plebea poco ricercata :) che ho sorseggiato con Ivana il giorno che è venuta a trovarmi da Bologna e ci siamo innamorate dei Condomini. 
Stesso discorso che avevo fatto per il Marè, come molti locali anche i Condomini non porta nulla con l'aperitivo, scelta che approvo se il compromesso deve essere sempre e comunque quello di rifilare prodotti surgelati da cuocere. Puoi invece ordinare un taglierino di salumi (come la mariola, il cacciatorino e il patanegra) e formaggi locali o francesi, che vanno a peso, di qualità veramente eccellente e nemmeno troppo costosi. 
Ti vengono portati su un taglierino di legno con attaccato lo scontrino adesivo, proprio come quando vai dal salumiere. Super-approved, il bancone con gli sgabelli fuori poi è veramente troppo newyorkese.

10. Il Retrogusto a Savignano, da cui hanno attinto un po' tutti i locali





artiamo da un assunto base: il Retrogusto è un signor locale.
Lo è d'estate e ancora di più d'inverno, e soprattutto lo è da tanto tantissimo tempo.
Ha anticipato nello stile e nell'arredamento la maggior parte dei locali che ci sono oggi, quelli del ri-uso, quelli del "consumato è più bello", quelli delle cassette di legno che ora impazzano -ma qui ci sono già da tanti anni- quelli un po' shabby che tanto ci piacciono.
E' indubbiamente meraviglioso e dal Retrogusto hanno preso la mossa poi locali molto famosi nella zona, diciamo che è stato il trend-setter romagnolo per molti versi.
La piazzetta fuori è raccolta, circondata da siepi e casette colorate e mi ricorda molto quelle piazzette nascoste di Siviglia, di quelle che giri l'angolo e ti colgono in contropiede. 
Quelle che amerai per sempre perchè sono la sorpresa. A volte è così semplice sentirsi in vacanza anche a 10km da casa.
Sarebbe poco però se si esaurisse qui, mentre invece a noi è l'aperitivo che interessa.
La proprietaria è il numero uno sia nel consigliarvi cocktail sia nel prepararli, veramente una persona di cui potersi fidare, oltre a possedere una bella energia e essere fortemente empatica -preciso che non ci conosciamo non so nemmeno il suo nome. 
Il buffet è curato e comprende paste fredde, cous cous e quiches di verdure salate.
I cocktail sono eccellenti, noi avevamo preso un analcolico alla frutta e un rivisitato Scum Driver con Vodka, succo d'arancia e frutti rossi. Super consigliato anche nelle sere d'inverno ancheseoranoncivogliamopensare, con tutte le candele accese e le lucine che rendono l'interno un posto bello nel mondo.


martedì 24 giugno 2014

Top Ten aperitivi della riviera romagnola, atto primo


Questo post ha creato più aspettativa dei mondiali, e confesso che comesempre l'ho tirata per le lunghe perchè non mi rimedio . E' anche vero che fra le milioni di proposte che la riviera romagnola offre è difficile scegliere dieci aperitivi. Il rito sociale che subito richiama estate, spensieratezza, aria che profuma di gelsomino o salsedine è affar tosto.
Le formule in cui declinare l'aperitivo sono tante quante i locali, ognuno ha la sua e sceglie su che cosa puntare. Va da sè che è praticamente impossibile catalogarli come fossero hashtag della serie #aperitivofighetto #aperitivochic o #aperitivobambinofriendly.
Perchè questa categoria del bambino friendly per dire, non l'avevo considerata e mi sono ritrovata a pensarci dopo i due aperitivi con Filippo e Diletta, che però vedrete nel prossimo post.

Ho provato ad associarli per categorie, ma dicevo, senza esito, motivo per cui vi proporrò i dieci aperitivi che, a mio avviso, sono i migliori o comunque i miei preferiti.
In due puntate comode e da leggere sotto l'ombrellone dal vostro Iphone, o da tenere li' quando vi assale il dubbio madoveminchiavadoafarel'aperitivo. 
Sempre e solo problemi di fondamentale importanza fra queste pagine.

Da buona foodblogger e specializzata del settore il mio sogno sarebbe quello di vedere sempre aperitivi super-curati, e per curati intendo sia un cocktail buono e ben presentato, sia un'offerta gastronomica che presenti una proposta originale o comunque soddisfacente. Personalmente non sono una fanatica dei buffet con sopra laqualunque, meglio un piattino con poche cose ma che abbia dell'inventiva.
Anche se i buffet sono sempre belli da vedere e cavalcano il desiderio delle persone di socializzare, che è infondo il senso ultimo dell'aperitivo. 
Per curato non intendo sushi o cose dispendiose, a volte anche una semplice tartina diventa meravigliosa con solo l'utilizzo di una sac-a-poche.
Non mi dilungo oltre, via ai miei dieci aperitivi preferiti, non i soliti posti da riminesi tipo Barrumba, Capogiro e cantinette che percarità, bellissimi ma non è il mio genere. 
Troppo affollati e troppo caotici.

Cinque oggi e cinque...boh, mai più conoscendomi la prossima settimana, così avete il tempo per provare questi.

1. Marè, Cesenatico




Questo forse è il mio preferito di tutta la guida. 
Si trova a Cesenatico, al molo di Levante, in quella zona che è un ambiente ibrido fra porto di mare, casine meravigliose dei pescatori, tempo che si è fermato agli anni sessanta e, pochi metri più in là, il nuovo Grand Hotel e gelaterie ricercate come Cioccolaterie Italiane, dal design studiato e da grande città. 
Il Marè è ristorante, cucina, bottega e anche spiaggia. Mi sorge il dubbio se faccia anche colazioni. Amo il Marè perchè la location è meravigliosa e il clima che si respira è quello di un posto tranquillo dove il tempo si ferma, dove puoi imbambolarti a guardare i gabbiani che volano e fantasticare sulle vite dei pescatori. 
Passando all'aperitivo la carta è carina e le proposte originali, anche se la formula è decisamente chic quindi niente buffet. Con il cocktail vi porteranno un panino moltobuono con i semini e la combo salmone e mascarpone. 
C'è però, e secondo me è una proposta molto intelligente, una speciale carta tapas da accompagnare agli aperitivi, che ha prezzi dagli 1 ai 3 euro e comprende cibi molto elaborati, come ad esempio baccalà mantecato, Club Sandwich ai gamberi avocado e lattuga, ostriche o Wagyu Burger.
Con sei euro in più potrete quindi avere oltre al cocktail anche qualcosa da accompagnare decisamente buono e estivo. Approved!
Ah, al Marè la poesia si spreca con quei tramonti meravigliosi.

2. Sunset Bar, Darsena di Rimini-San Giuliano






Mi sono trovata con Dani una sera a fare aperitivo alla darsena per puro caso, per poi tornarci tre volte in una settimana. 
In assoluto la location più bella di Rimini per quello che riguarda gli aperitivi in spiaggia, e vi sfido a trovarne una migliore.
Il tramonto e le chiacchere che restano nel cuore, il bar da dove non vorresti mai andare via per passare dal tramonto alla notte all'alba e osservare come cambiano le stagioni del mare (oggi la poesia  di bassa lega si spreca :)
Non potevo non inserire il Sunset Bar per la location e perchè amo la loro programmazione concerti in riva al mare, e perchè obiettivamente è un gran bel posto. Non posso però dire che l'aperitivo sia curato e che tornerei per quello. Anzi, è piuttosto trascurato e tirato via come offerta culinaria, un vero peccato. 
I cocktail buoni e il prezzo onesto per la posizione in cui si trova. 
Da evitare la domenica sera in cui magicamente diventa troppo troppo affollato e caotico, mentre per un infrasettimanale tranquillo è la pausa rigenerante da cui tornare a casa felici e ubriachi contenti.

3. Caffè delle Rose, un classico chic di Marina Centro





Devo confessare di essere sempre stata molto prevenuta rispetto al Caffè delle Rose, e ammetto di esserci andata per puro caso, una domenica con Marta di ritorno da Dubai come siamo globetrotter.  
Amo particolarmente la zona in cui si trova, Marina Centro ha sempre un'allure di fascino -sicuramente data molto dalla presenza del Grand Hotel- che non lascia indifferenti.
Quanto al locale, sin da quando ero piccola ha avuto una gestione travagliata fatta di cambi e chiusure, per poi riaprire due anni fa anche come pasticceria e devo dire che il nuovo è soprendente. 

L'atmosfera nella parte fuori è quella di un vivaio gigante, con tantissime piante fra cui limoni imponenti e tanto verde, decisamente inusuale per essere al mare. 
Il clima, contrariamente a quanto pensassi molto molto rilassato e non troppo formale, e l'aperitivo perfetto, tanto da spingerci a prenderne un altro giro comesenonlofacessimai e trascinarci poi in stazione nella peggiore delle condizioni auspicabile.
I cocktail ( nella foto un Daiquiri, due Martini Royale e un alcolico alla frutta) decisamente eccellenti, ma quello che più mi ha fatto commuovere è stato ciò che ci hanno servito. 
Chiaramente alle spalle vi è un laboratorio e manine esperte che preparano tutto questo, ma realmente non credevo fosse possibile trovare a Rimini -che tendenzialmente punta all'aperitivo di massa e tirato via- trovare tutto questo. Dalle monoporzioni di club sandwich ai tramezzini particolari, alla pizza al formaggio marchigiano, alle tartine con spuma di mortadella e salsa tartufata, fino alle uova tonnate.
Insomma, un aperitivo fatto con la grazia, non scontato.
La riflessione seguente è stata che realmente non ci vuole tanto a preparare queste cosine meravigliose, mi chiedo come mai troviamo sempre invece prodotti decongelati o avanzi della mattina, panini tagliati evidentemente rimanenze e addirittura pezzettini di paste alla crema della mattina.
Sì, è capitato anche questo durante questo tour. Disagio atomico.
Voto 10+ al nuovo Caffè delle Rose, continuate così.

4. Le Milton Beach, Rimini





Sono stata a Le Milton Beach domenica, in occasione della serata Perlage à la Plage.
Già il nome tutto un programma, anche se questo è stato un vero fuoriprogramma della nostra non programmata giornata ad Almèni. 
E' nato per caso e me ne sono innamorata. 
Se dovessi classificare per hashtag questo posto non saprei da dove partire. Circo, sicuramente. 
Ma anche #radicalchic #gay #naif #hipster #trans #carnival #redcarpet #riodejaneiro e chi più ne ha più ne metta. 
La fauna umana che puoi incontrare a Le Milton Beach ti proietta fuori dal tempo, ti spedisce in una dimensione parallela. Amo e allo stesso tempo mi fa specie l'arredamento, che spazia dal kitsch spinto delle statue greche dipinte di blu ai leoni all'ingresso agli elefanti portacandela alle Madonne stampate su cerini rossi cimiteriali, passando per turchesi e coralli meravigliosi. 
Ci si potrebbe spendere una giornata ad analizzare l'arredamento senza comunque trovare un aggettivo appropriato, è assolutamente un nonluogo camaleontico. 
Voto assoluto ai cocktail, per noi un Pestato a base di Lambrusco e Rhum bianco con lavanda e lime. Non ha ancora un nome, ahimè, ma è di certo quanto di più forte abbia mai provato. Non te ne accorgi e sei catapultato nell'iperuranio dodecafonico, cose da improvvisare dervisci rotanti in spiaggia. 
Assolutamente da provare.

5. Acquadolce, Cesena 








Questo locale esula dagli altri perchè non è al mare, ma in città. 
Ho deciso di accorparlo a questi perchè in un certo senso sempre di acqua si tratta, essendo proprio lungo il fiume Savio e a ridosso del Ponte Vecchio. Un aperitivo in un angolo di parco-paradiso ritagliato a ridosso di un ponte che al tramonto si illumina.
L'Acquadolce è proprio un bel locale, a partire dalla posizione un po' defilata e per me sempre emozionante, essendo sulla strada per il Vidia, e in uno spazio che capisci solo alla fine si tratti di un bar, somigliando molto anche a una stazione di benzina (sì ok, mi faccio molti viaggi).
*rettifica: mi dicono che tempo fa era realmente una stazione di rifornimento benzina #figatapazzesca 
Si schiude lentamente il paesaggio davanti ai tuoi occhi e non ti senti a Cesena ma in tutti i posti del mondo. 
L'Aperitivo mi piace molto, è curato dal menù a ciò che ti portano nelle deliziose cassettine di legno, e c'è di bello che attorno ai normali tavoli vi sono altalene su cui sedersi, poltrone e i romanticissimi tavolini a lume di candela lungofiume. E soprattutto, è children-friendly, che significa che potete tranquillamente portarvi dietro i bambini, ci sono giochi e tanto verde.
Super consigliato anche per le colazioni, con tutte le proposte vegan-friendly e una selezione di torte super assortita.



Siete pronti per i prossimi 5?


lunedì 9 giugno 2014

Il Chiosco di Bacco, rivisitazione della tradizione romagnola e l'eccellenza delle carni.

Roberto Cenni, patron del Chiosco di Bacco e la moglie Daniela Balducci, chef del locale

Questo post ha avuto una gestazione di un anno e mezzo, il tempo in cui teoricamente si potrebbero fare due figli. E dire che di quel famoso e meraviglioso pranzo l'anno scorso da cui tutti eravamo usciti così fieri e contenti, ne aveva scritto Bebe e addirittura Chizu, con i suoi ideogrammi che subito ci trasportano in un'altra dimensione. E io, la "padrona di casa", quella che "Vi devo assolutamente portare al Chiosco di Bacco perchè non c'è altro ristorante nella zona che possa competere dovete assolutamente venire" nulla.

Post iniziato mille volte, suggerimento dato a praticamente tutti quelli che conosco, e nemmeno due righe.  Credo sia stato il timore reverenziale a fermarmi fino ad ora, quella sensazione che ho sempre di -non faccio niente fino a che non sono dieci volte sicura di stare scrivendo/facendo la cosa migliore che possa fare-dire.
E così è passato un anno e mezzo.

unica foto non mia della pagina trovata in rete


Situato nell'entroterra riminese fra Torriana e Montebello, un tempo questo ristorante che ora è una delle eccellenze di questa zona, è nato in realtà come una piadineria e crostineria, per poi con il tempo grazie alla passione di Roberto per la carne e i prodotti di qualità e la preparazione e eleganza di Daniela -che riversa in tutte le sue preparazioni- diventare "Il Chiosco di Bacco".
La primissima cena qui è stata anni e anni fa per San Valentino, posto scelto dal fidanzato -uno degli scemi passati per queste pagine- e ne ero rimasta estasiata.

E' poi passato del tempo, ci sono tornata altre volte, ma ho conosciuto Roberto e Daniela due anni fa, in quella fase di transizione esistenziale post-laurea in cui mi barcamenavo ancora fra le cucine dei ristoranti e non nei laboratori di pasticceria e avevo appena deciso che le chef erano tutte ciccione (meravigliose) che però sacrificavano la loro vita chiuse dentro una cucina.
Poi ho conosciuto lei, che come dire... se la Provvidenza voleva mandarmi qualche messaggio non poteva essere più diretta.























Il locale è innanzitutto uno di quei posti in cui entri e ti senti a casa, pur essendo elegante e di un certo livello. Le lucine ovunque conferiscono alla sera un'atmosfera magica e intima, se invece vi capita di andare a pranzo le vetrate portano una luminosità incredibile - oltre a una panoramica di Verucchio sensazionale.


Ma passiamo al cibo, che quello ci interessa.
Come descrivere la perfezione, la ricerca degli ingredienti migliori e la combinazione idiliaca fra questi?

Roberto e Daniela nelle poche ferie che hanno durante l'anno viaggiano, viaggiano e esplorano l'Italia alla ricerca di prodotti di qualità da poter poi portare nel loro ristorante per farli conoscere a tutti.
Si affidano allo studio della materia prima, a quella passione che si alimenta solo con la ricerca e che porta alle cose migliori, a fare la differenza.
Che è poi il concetto che rimarco sempre, e ne sono un tantino ossessionata.
Secondo me, oggi, chi lavora bene, lavora.
In un periodo comunque di crisi generale per le attività ristorative chi lavora e ci mette l'anima e il cuore l si merita tutto il successo che ha.


Il ristorante è famoso soprattutto per la carne, ma propone interessanti rivisitazioni della cucina romagnola che sanno coniugare i sapori tipici e radicati in queste terre all'innovazione e alla genialità di Daniela.
Periodicamente vengono inserite nel menù  proposte legate alla stagionalità degli ingredienti e alla loro reperibilità, come per esempio i funghi porcini e il tartufo. I primi piatti sono eccezionali e la pasta è fatta in casa e tirata al mattarello, si sente subito la porosità delle tagliatelle di una volta (nella foto sopra, Yuma e la sua espressione di meraviglia e al contempo di impazienza mentre aspetta le sue tagliatelle che invece vengono bloccate per essere fotografate).




La carne rimane però il fiore all'occhiello del ristorante, e motivo per cui ne è così rinomato.
Dalla Mora Romagnola alla Chianina alla Marchigiana servita su pietra ollare (nella foto sotto) fino al pregiatissimo manzo di tipo Kobe, un bovino giapponese rinomato per il suo sapore, la tenerezza e la struttura grassa. I bovini Wagyu di tipo Kobe in Giappone vengono allevati a birra e cereali biologici (che predispongono alla marmorizzazione della carne) e massaggiato.
Tutte queste caratteristiche rendono il Kobe una delle carni migliori al mondo, elitaria e abbastanza costosa. Ma se siete qui dovete assolutamente provarla.


Gli antipasti e i primi piatti sono strepitosi, questi sono gli gnocchetti di patate e tartufo nero ma nel menù potrete scegliere fra tagliatelle, ravioli e passatelli asciutti. Anche la carta dei vini, con le sue oltre 300 etichette fra le migliori del panorama enologico italiano è prestigiosa. Il menù invita anche a una degustazione dei piatti con l'abbinamento del vino, percorso gustativo-sensoriale molto interessante.


Nota di super merito per i dolci, che se vogliamo sono il mio settore e non sapete la sofferenza che mi da entrare nei locali e vedere che sono tirati via e non ragionati. Posso affermare con certezza che il Chiosco di Bacco è il locale in assoluto che abbia i dolci migliori mai visti/provati.
Ricercati nel gusto e nel dettaglio e ben presentati, cosa non trascurabile.
Il mio preferito è "Luna di Bronte" al pistacchio, ma vi consiglio un mix assortito di dolci e li proverete tutti.



Questo ristorante è una vera e propria certezza ormai comprovata nel tempo, uno di quelli che consiglierei a occhi chiusi agli amici o agli sconosciuti perchè sono sicura di offrire loro la migliore suggestione e l'idea che possiedo su quello che per me deve essere un ristorante.

Il Chiosco di Bacco
Via Santarcangiolese 62, Poggio Torriana (Rimini)
0541678342
www.ilchioscodibacco.it

lunedì 28 aprile 2014

In quale direzione ci si muove ora nell'ambito food?



[Fram Cafè, Via Rialto, Bologna]

Sto pensando molto al mio blog, ci sto pensando da tempo e paradossalmente ci penso molto di più ora che non pubblico più così spesso.
Penso ai blog che leggo,a quello che ricerco quando apro un blog, a quelli che stimolano e aprono finestre sul mondo, offrono prospettive di vita diverse dalla tua ma in cui ti piacerebbe vivere, occhi con cui ti piacerebbe guardare come fossero paia di occhiali che si possono scambiare.

Vieni qui, ti faccio vedere la mia visione delle cose e se ti piace puoi adottarla e farla tua.

E' un dato di fatto che il blog di cucina oramai sia morto, morta quella tipologia in cui dietro non vi sia anche un punto di vista, un valore aggiunto, una storia da raccontare.
E con questo non sto assolutamente dicendo che il mio ce l'abbia, ma comunque chi ha bisogno oggi come oggi di un foodblog in cui ti viene offerta solamente una ricetta e due foto?
L'editoria e il web offrono già fin troppo sull'argomento.
E' un po' come i locali che aprono e chiudono.
Me lo chiedo ogni volta che vado a mangiare in un posto nuovo o che ritorno in uno in cui sono già stata mille volte. Perchè scelgo di tornare in quello vecchio o cosa ha deluso la mia aspettativa in quello nuovo?
E' sufficiente oggi aprire un ristorante/bar/pasticceria/qualunque attività in cui semplicemente si mangia bene e il giudizio finale sia "Sì abbiamo mangiato bene" o c'è bisogno di quel quid che faccia la differenza, direi piuttosto un qualcosa che ti lasci quella voglia di tornare per quel determinato piatto/suggestione?
Me lo chiedo sempre, ogni volta che esco, quasi ossessivamente.
Me lo chiedo quando rimango delusa o quando mi viene chiesto perchè non apra un qualcosa di mio.
Uno è presto.
Due sono troppo giovane.
Tre me lo chiedo quando capita che tocchi a me portare il dolce a qualche cena o pranzo e la mia faccia non sia di quelle persone felici ma sia piuttosto un "non è proprio il massimo", e invece magari piace molto.
Sembra quasi che pecchi di mancanza di autostima, ma la mia domanda è
"Io, spenderei dei soldi se un qualche posto facesse un qualcosa del genere?"
Ci spenderei dei soldi e sentirei la voglia di andare a prendere questa determinata cosa?

Che a un giudizio superficiale potrebbe suonare come un po' troppo materiale, mentre invece la domanda reale è "e' possibile creare un qualcosa che muova le persone?"
Che magari non sia nella via centrale di Bologna o Milano ma in un paesino della Romagna?

Verso che cosa oggi di gastronomico oggi la gente fa girare l'economia?
Perchè si torna in un determinato posto?



Penso al Fram Cafè a Bologna [di cui ho parlato mille volte] quasi sempre, che è uno dei locali di cui io senta sempre la nostalgia.  Qual è la poesia che sta sotto a un locale come quello e che ti fa venire voglia che ce ne sia  uno anche nella tua città?



Penso a Birgo Burger e a Federico, e a questo progetto su cui inizialmente ero un po' scettica quando mi è stato raccontato. Una macelleria, a San Vito vicino a Rimini, che si mette a fare hamburger a domicilio.
Genuini certo, con alla base il pane del fornaio e la carne allevata naturalmente, ma pur sempre a San Vito.
Chi si aspettava un successo del genere?
Io per prima non mi sarei mai aspettata che nascesse in me la voglia di hamburger.
Che una sera a caso di un giorno feriale mi venisse voglia di un hamburger con la salsa barbecue piuttosto che di una classica pizza.
E invece Birgo Burger è riuscito a creare quel quid, quel desiderio che fa tornare.
E si avverte dietro quel background che viene da studio, da ricerca della materia prima e non da ultimo del dettaglio di ogni cosa che non è frutto dell'improvvisazione, caratteristica che invece hanno molte attività che aprono ora.
A mio avviso si meritano tutto il successo che hanno.














E di un locale come il Teatro Condomini sempre a Santarcangelo, che valorizzi l'ambiente circostante sul versante dei prodotti di cibo unito a una lista di libri da far invidia al MoMa a New York o al più vicino Block60 a Riccione.
Apprezzeremo queste innovazioni o non le capiremo?

Penso alla gente che si sbatte per offrire un valore aggiunto al semplice locale organizzando eventi culturali e deve -ingiustamente- chiudere.

Quali sono i progetti vincenti ora nell'ambito food?
Verso cosa si muove tutto?
E soprattutto, verso quali attrazioni si muoverà questo blog d'ora in poi?
Oggi non ho voglia di lasciare nessuna ricetta, solo una serie di riflessioni nate ultimamente e perchè no, un dibattito aperto (che poi la maggior parte mi arriveranno in messaggio privato).
Sperando di avervi fornito degli input da cui prendere spunto, vi lascio con nient'altro che una domanda, l'ennesima.
E forse va bene così.


#a quegli amici che ti chiedono un salto di qualità nella vita.

mercoledì 9 aprile 2014

La Guinness Chocolate Cake che mi renderà famosa e questa primavera di canzoni popolari irlandesi.


"Aveva un progetto ambizioso, i primi di dicembre..."

Poi, come molti scommettevano, io per prima, non l'ho portato a termine.
E se ci penso sorrido, perchè il motivo per cui non l'ho finito sarebbe molto bello e tragico se fosse "non avevo entusiasmo" o piuttosto "non avevo idee". Nono, io le avevo eccome, ma quando si è fatto il 18 ho pensato nella mia testina "E' il 18 e ancora non ho fatto un regalo di Natale, cazzo".
E così, da una routine che era sveglia alle sei/laboratorio/finisci alle tre e arriva a casa a scrivere, ho iniziato a girare e cercare regali, e mi è passato tutto in secondo piano, con un sorriso.
Vi cadono un po' le palle eh?




Però. C'è un però, ed è che questi 18 giorni di biscotti a Natale mi hanno dato una carica e una soddisfazione incredibili. Mi arrivavano continuamente foto di persone/amici/sconosciuti che si cimentavano nelle preparazioni più disparate, credevano consigli. Amici che non avrei mai immaginato leggessero.
Altri che non pensavo si fidassero a tal punto delle mie scelleratezze culinarie.
Ed è stato meraviglioso ricevere foto, alcune di biscotti inzuppati, altre di sontuosi the preparati nei pomeriggi prenatalizi, altri in sacchettini incartati e decorati da regalare agli amici.
E' stato come entrare nelle case di ognuno, sentirsi familiare. 
Non è quello il senso del Natale infondo?







Ci sono stati poi mesi difficilini alla ricerca di un lavoro, e fondamentalmente, poca voglia di stare dietro al blog, a cui bisogna aggiungere che questo post di ritorno che sarà molto più banale di come lo avevo immaginato, mi dava una certa ansia da prestazione.

Gli occhi -quelli per guardare le trame del mondo e la voglia di scoprire però- mai chiusi.

I locali in cui sono stata a mangiare e ho osservato, con la calma attenta di chi ama contemplare le vite e le scelte degli altri nell'attesa di dare un giorno forma al proprio, di sogno, tanti.
E le ricette nuove sperimentate, tantissime. 
A cui va ad aggiungersi un tirocinio che sto facendo in una pasticceria del mio paese che mi è sempre piaciuta un casino ma da cui non avevo il coraggio di andare a bussare. 
E le persone incontrate, oh, sono state tantissime. 




Da Sara che è arrivata da me per il Sigep, si è fermata due giorni e ha portato con sè una ventata di positività e di stimoli pazzeschi. Ho pianto quando l'ho riaccompagnata al binario sapendo che non l'avrei vista per un po'. Vivere il Sigep (che per chi non lo sapesse è la fiera della pasticceria) con lei è stato il più grande regalo di inizio anno. 
Venivo da un periodo di crisetta lavorativa che mi faceva sentire un po' sprecata verso quello che stavo facendo, e non mi vergogno ad ammetterlo. 
O meglio, non sprecata, ma comunque una delle mie ansie maggiori esistenziali è quella di non lasciare mai indietro nulla. Ci sono troppe cose che mi piacciono e dover prendere una sola strada è un qualcosa che ancora non so gestire.
Le chiacchere con Sara, che vede la pasticceria come uno studio, un'arte, un qualcosa in continua evoluzione e non un lavoro da catena di montaggio mi hanno scosso tantissimo e fatto affrontare tutto in un modo che non avrei mai sperato. 
Non le sarò mai abbastanza grata.
Senza contare che se ne è arrivata da Londra con un pacco di Jules Destrooper solo per me. Aveva letto questo post e, trovandosi a Londra è andata a prendermeli.
Da dove parte un pensiero così dolce e pieno di affetto? 

A Ivana e Silvia che mi chiedono sempre quando ricominci a scrivere perchè sanno che ho bisogno anche di questo per stare sveglia, e a tutti quelli che mi hanno chiesto quando tornassi perchè queste quatrro fregnacce gli mancavano. 
A Bebe con il suo blog che ogni giorno è per me fonte di ispirazione gigantesca, e mi fa quell'effetto che doveva fare lo gnomo del film di Amelie con le sue cartoline dal mondo: Explore, Dream, Discover, per dirla alla Mark Twain.




A Elisa, che mi ha indicato una possibile via senza timori e mostrandosi per quello che era, vedendo me nella stessa condizione e mi ha detto "Non ti preoccupare, la facciamo insieme". 
Alla Maddy. 
Alla Lu.
Ce ne sarebbero diecimila di motivazioni da dare.
Ma soprattutto a R., che ogni giorno mi sprona a chiedere sempre il massimo alla vita e a non accontentarmi di un semplice sopravvivere, tramite un messaggio, un pensiero, un qualsiasi cosa. 
Questa torta alla Guinness e questa primavera che profuma di canzoni popolari irlandesi è tutta per te.

Guinness Chocolate Cake



E' diventata un must di molte occasioni oramai, la mia fonte di ispirazione primordiale è stata, come spesso accade, Sigrid.

Ingredienti:

400ml Guinness
350d zucchero di canna demerara
225g farina per dolci
225g burro morbido
4 uova
100g di cacao amaro in polvere
2 cucchiaini di bicarbonato
mezzo cucchiaino di lievito per dolci

per il cream cheese:
400g di formaggio spalmabile tipo Philadelphia
125g zucchero a velo
2 cucchiaini di whisky (opzionali)

Procedimento:

Lavorare con la frusta il burro morbido con lo zucchero fino a che non diventa crema, e successivamente incorporare ad una ad una le uova. Setacciare la farina insieme al lievito e al bicarbonato e in un'altra ciotola mescolare con un cucchiaio la birra con il cacao.
Aggiungere, sempre sbattendo la farina e la birra+ cacao alternandoli fino ad ottenere un impasto omogeneo.
Rivestire di carta forno uno stampo apribile di 24 cm (nella foto io ne avevo fatte due piccole da 12) e infornare a 180° per un'ora abbondante. Per verificare se è cotta fare la prova stuzzicadente al centro.

Lasciar raffreddare del tutto e nel frattempo lavorare con una frusta la philadelphia a crema e aggiungere lo zucchero a velo. La crema deve risultare densa.
Con l'aiuto di una spatola trasferire poi la crema sulla torta fredda a spatolate irregolari, che diano l'idea finale di essere un grande bicchiere con sopra la schiuma della birra :)